RSA e domiciliarità non possono essere alternative
Non autosufficienza: serve un potenziamento di entrambe le strategie
Il dibattito sul futuro della non autosufficienza in Italia si è acceso a metà luglio 2026. Se da un lato le cronache della Stampa dello scorso mercoledì 15 luglio hanno dato conto del vertice tra il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, e monsignor Vincenzo Paglia per un piano regionale che blocca i posti letto nelle RSA per finanziare task force domiciliari vincolate a quote fisse, dall’altro la conferenza stampa del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza del 16 luglio a Roma ha indicato una rotta opposta.
All’interno di questo disegno, la Regione Piemonte rivendica un potenziamento degli investimenti di oltre dieci milioni di euro all’anno e l’orientamento dei futuri fondi europei. Tuttavia, dietro l’annuncio programmatico si cela un’illusoria operazione di ingegneria contabile: pretendere che le strutture residenziali, a fronte della convenzione per un singolo letto, si assumano l’onere di assistere obbligatoriamente quattro o cinque anziani a casa significa scambiare una rigida imposizione burocratica per una riforma strutturale, con risorse che restano una goccia nel mare.
La Diaconia valdese ritiene che l’impianto piemontese poggi su un equivoco di fondo, alimentato dal presupposto di monsignor Paglia secondo cui non servirebbero più letti di RSA. Affermare che la soluzione sia “riportare le cure a domicilio” mentre 270.000 persone anziane vivono il dramma delle liste d’attesa evidenzia un profondo distacco dalla realtà. La tutela della fragilità non è una sterile contrapposizione tra struttura e casa: il fulcro del problema non è il dove, ma il come una persona viene presa in carico nel rispetto della sua dignità.
In quanto cristiane e cristiani di tradizione protestante, radichiamo la dignità nell’orizzonte teologico della grazia: un dono incondizionato che non si misura né sull’efficienza né sulla produttività. Nella fragilità complessa della non autosufficienza, chi si trova in questa condizione non può più compensare il sistema in termini di attivismo, ma è proprio qui che si misura la fedeltà all’evangelo e la civiltà di una società: nel saper riconoscere il valore di chi non ha nulla da restituire se non la propria umanità.
La proposta Cirio-Paglia riduce la cura a un automatismo numerico. Colpisce che un disegno così burocratico ottenga la benedizione di monsignor Paglia, che vidima come “regione pilota” un modello poggiato su appena dieci milioni all’anno e su incerti finanziamenti europei futuri. Sorge il dubbio che le scadenze elettorali abbiano suggerito di accelerare la propaganda a scapito della sostenibilità. La non autosufficienza non è statica: sia le RSA sia la casa devono essere “luoghi di vita”, animati da relazioni e non dal ricatto del cronometro. In un’Italia in cui oltre 4,4 milioni di persone anziane vivono sole (di cui 3,1 milioni donne), cura significa garantire personale qualificato con il tempo di abitare la relazione. Dignità, diritto alla tutela e cura sono passaggi di una stessa architettura etica: la dignità ne è il presupposto teologico, il diritto la mediazione politica, la cura l’azione diaconale e professionale concreta.
Senza una dotazione finanziaria imponente, l’esaltazione della domiciliarità rischia di diventare una scorciatoia per alleggerire la responsabilità pubblica e scaricare l’abbandono sulle famiglie. Oggi il sistema risponde a meno di un anziano su dieci, gravando sul terzo settore – che assicura oltre il 65% dei servizi –, sulle famiglie e su un milione di assistenti familiari private. Non si può poggiare la tenuta del Paese su un dono forzato: la domiciliarità va rafforzata in termini di intensità e continuità, superando risposte prestazionali frammentate; tuttavia, quando la compromissione clinica o cognitiva rende la casa insicura, la RSA resta un presidio insostituibile. L’Italia destina appena l’1,1% del PIL alla long-term care contro l’1,7% della media OCSE. La dignità non può essere l’avanzo di un bilancio, deve esserne il fondamento.
È indispensabile investire sul personale, contrastando il lavoro povero e colmando il divario con il pubblico tramite i CCNL maggiormente rappresentativi, come previsto dal D.Lgs. 502/1992 e dalla Legge 33/2023. Lo Stato deve vincolare l’accreditamento e le risorse pubbliche esclusivamente agli enti che garantiscono contratti dignitosi. Va superata la deriva tayloristica che riduce l’incontro a prestazioni cronometrate: il tempo dedicato all’ascolto o ad accogliere un’angoscia non è “tempo perso”, ma l’elemento relazionale che trasforma un atto tecnico in cura. Questa postura etica è una competenza che esige formazione, supervisione e tempi svincolati dai minutaggi.
Risposte concrete sono contenute nelle proposte del Patto per la Legge di Bilancio 2027, coalizione di 60 organizzazioni a cui la Diaconia valdese aderisce attivamente. Si tratta di una proposta organica necessaria a invertire la rotta e a cambiare finalmente il paradigma con il quale le istituzioni affrontano la non autosufficienza, avviando un piano triennale graduale e sostenibile volto a sbloccare la riforma nazionale (Legge 33/2023) attraverso quattro pilastri immediati: la semplificazione delle procedure per azzerare il labirinto burocratico delle 5 o 6 valutazioni diverse; una nuova domiciliarità integrata sociale e sanitaria che superi le sole 16-17 ore annue di ADI attuali; più qualità nell’assistenza residenziale con 433 milioni per ridurre le liste d’attesa (270.000 persone) e sostenere più stabilità negli organici con retribuzioni adeguate e tutelate; la sperimentazione della nuova Prestazione Universale per riformare finalmente l’indennità di accompagnamento e incentivare il lavoro regolare.
Di fronte a circa dieci milioni di persone coinvolte, gli stanziamenti parziali delle amministrazioni locali non bastano più. Chiediamo di superare i recinti ideologici: un welfare civile deve finanziare contemporaneamente il territorio e le strutture residenziali, restituendo centralità e reale libertà di scelta alla persona, per continuare a tessere legami profondi proprio nel tempo della nostra fragilità.
Daniele Massa è presidente della CSD – Diaconia valdese
La proposta del Patto per la Legge di Bilancio 2027″ è consultabile e scaricabile dal sito istituzionale della rete (www.pattononautosufficienza.it)