La signora della musica

È mancata ieri a Milano Mimma Guastoni, una vita spesa per l’arte

 

«A tre anni papà e mamma mi portavano già alla Scala: avevamo il palco diciotto del secondo ordine, accanto al Palco Reale. Erano anche cantanti amatoriali: ho vissuto tutta l’infanzia con i loro duetti sempre nella testa. Mamma amava Verdi e papà Puccini. Lei la sera si sedeva al pianoforte, e cominciavano. Già allora c’erano i libretti Ricordi che giravano per casa. Poi quando avevo sette anni papà è mancato, e di opera non ne ho più voluto sapere per tanto tempo. A undici mi sono iscritta alla Gioventù Musicale e agli Amici del Piccolo Teatro: i miei due amori. In quel periodo scoprivo Stravinskij, scoprivo Bartók: ricordo ancora il primo concerto, una delle ultime direzioni di Guido Cantelli in Conservatorio, un mese prima che morisse». 

Carolina Sandra Guastoni, per tutti Mimma, è morta ieri a 86 anni. Le sue parole qui sopra sono state raccolte da Mattia Palma per Cultweek nel 2019.



È morta nella sua Milano Guastoni, la Milano che lo scorso dicembre l’aveva onorata dell’Ambrogio d’oro con questa motivazione: «Si dedica alla promozione della cultura musicale, in particolare quella colta e contemporanea. Alla guida dell’Associazione Musica al Tempio consolida una realtà d’eccellenza, punto di riferimento milanese e nazionale per qualità artistica e impegno nella formazione dei giovani talenti. Le collaborazioni con grandi compositori del Novecento – tra cui Luciano Berio e Luigi Nono – e il ruolo in istituzioni di prestigio, quali Teatri per Milano, Milano Musica, Fondazione Paolo Grassi e Archivio Luigi Nono, testimoniano un costante servizio alla città. Attiva nel sociale, coordina progetti di sostegno scolastico per alunni e alunne di origine straniera, utilizzando la musica come strumento di integrazione e crescita. La sua carriera unisce competenza artistica, sensibilità sociale e impegno civico, contribuendo in modo significativo allo sviluppo culturale di Milano».

C’è un pò tutta la vita di Guastoni condensata in quelle righe: la grande passione per la musica, colonna sonora di una intera esistenza. Per anni alla guida del colosso Ricordi dove entrò giovanissima e rimase per oltre trent’anni, fino a diventare prima direttore generale e poi amministratore delegato, ha gestito e domato i grandi compositori e direttori del secondo Novecento, da Luigi Nono a Luciano Berio (mancato come lei il 27 di maggio, ma del 2003), da Abbado a Muti. Ha lavorato poi per la Siae, ha gestito il nuovo auditorio di Roma, è stata consulente Rai e tante tante altre cose.


A Mattia Palma che le chiedeva quale fosse stato il suo maggior successo nella carriera rispondeva: «Direi Nono, Al gran sole carico d’amore al Lirico (1975 ndr). Era da poco che facevo quel mestiere, e ancora ricordo la felicità che ho provato quando ho sentito l’applauso. Ma anche Infinito nero di Sciarrino, presentato in Germania, un brano difficilissimo di cui nessuno si rendeva ben conto. Dopo l’esecuzione ho incontrato in corridoio un critico tedesco mio amico e ci siamo messi letteralmente a saltare dalla felicità. Ma può esistere anche l’entusiasmo delle serate disastrose, come per Bussotti alla Piccola Scala (1976 ndr), quando mi urlavano “venduta!” perché continuavo a battere le mani. Altro che venduta, avevo pagato io! Fu un insuccesso, ma ero convinta della bravura di Bussotti, e avevo ragione».

Lo scorso dicembre, nei giorni seguenti la ricezione dell’Ambrogino, intervistata sul nostro giornale dall’amica Floriana Bleynat ricordava il successo di Musica al Tempio, che da 14 anni porta dentro le mura del tempio valdese di via Sforza il meglio della musica contemporanea e, nel menzionare l’appartenenza al mondo evangelico, in relazione all’impegno pubblico diceva: «Non credo conti il fatto in sé di essere evangelica, ma credo che una solida educazione evangelica abbia rafforzato la volontà di aiutare gli altri e far emergere i talenti di ognuno. Atteggiamento sempre molto apprezzato in tutti gli ambiti del mio lavoro».


«Mamma e papà frequentavano la chiesa valdese di Milano, come mio nonno materno, che però era nell’Esercito della salvezza – ricordava sempre nelle parole rivolte a Palma- . Pensare che era un ateo tremendo, ma fu folgorato dall’incontro con William Booth a Londra, come Paolo sulla via di Damasco. Quanto a me, io non so se ho la fede. Per chi è stato colpito dalla morte in tenera età è difficile credere in un dio buono: è come un marchio che ti perseguita. Diciamo che sono agnostica, ma la chiesa valdese è un ambiente in cui opero sempre molto volentieri».


A Piera Egidi Bouchard che l’aveva intervistata per il suo libro “Voci di donne” nel 1999 aveva confidato che nei momenti di difficoltà una frase ricorrente era : «Mimma, dì quello che pensi, tu sei valdese, tu non hai nessuna paura!». In un mondo di maschi e di baroni non ne ha avuta.

 

 

Foto: da sx: Luciano Berio, Mimma Guastoni, Fabio Vacchi, Lidia Bramani e Marco Stroppa; Salisburgo, 25 agosto 1996; foto di Sergio Gay.