Colle della Croce, da novantatré anni luogo di incontro

Una giornata sulla frontiera per ricordare che la paura non deve dominare le nostre vite

 

Alle origini della Rencontre del Colle della Croce in alta Valle Pellice (To) al confine italo francese, ormai quasi un secolo fa (il primo incontro si tenne nel 1933), c’era lo spirito di un incontro giovanile: in un’Europa oppressa da regimi totalitari e venti di guerra, la scelta di incontrarsi sul confine, tra protestanti italiani e francesi, aveva sapore di ribellione e libertà.

Oggi, in un mondo molto cambiato (ma per altri aspetti tornato indietro di un secolo) quello spirito sembra rinnovato, a giudicare dalla percentuale crescente di giovani che negli ultimi anni si danno appuntamento per salire ai 2300 m del colle, dopo la notte in tenda alla Conca del Pra.

 

Domenica 19 luglio, giornata di sole pieno, con quell’arietta frizzante che i più agognavano da tempo, oppressi da un caldo fuori misura, più di 130 persone si sono radunate per il culto, tenuto in francese dal pastore Christophe Jacon (Freissinière, Briançon, Queyras et Embrun) per la liturgia e dal pastore Francesco Sciotto (chiesa valdese di Torino) per la predicazione.

Un momento di lode per celebrare la riconoscenza a Dio per tutti i suoi doni e ricordare che la paura (del diverso, dello straniero, ma anche del potente, come nella parabola dei talenti) non porta buoni frutti…

 

Il “popolo” della Rencontre si raccoglie davanti a una croce provata dal tempo e dalle intemperie: la sua versione precedente, in legno e metallo, è stata posta proprio al colle, con un pannello che ne spiega la storia. Un piccolo excursus storico, curato da Marco Fraschia, sulle tre croci che nei decenni si sono succedute sul posto è stato letto dopo il culto dal pastore Stefano D’Amore (presidente del Distretto delle chiese valdesi delle Valli, che da alcuni anni ha preso in carico l’organizzazione della Rencontre), che ha condotto la giornata, culminata con un ulteriore breve momento storico sui legami tra valdesi e protestanti delle Cevenne.

 

In vista del centenario, si è cominciato a raccogliere e scambiare idee sul rifacimento di questo piccolo “monumento”. Per il momento, quella croce un po’ storta e arrugginita, ma caparbiamente ancorata al terreno, resta il simbolo più vero della volontà di non farsi fermare dalle avversità nemmeno nei tempi più difficili.