Il timore di Dio

Un giorno una parola – commento a Proverbi 14, 26

 

 

C’è grande sicurezza nel timore del Signore

Proverbi 14, 26

 

Colui che nacque da Dio lo protegge, e il maligno non lo tocca

I Giovanni 5, 18

 

 

Sicurezza e timore sono due parole che non metteremmo insieme nella stessa frase, sono termini che si escludono a vicenda nella nostra esperienza umana. Avere timore significa non sentirsi al sicuro, e sentirsi al sicuro significa non aver timore di nulla.

Eppure, basta aggiungere un solo termine, “Signore”, per dare alla parola “timore” un significato completamente diverso.

 

Il timore è l’atteggiamento che proviene dal riconoscere la presenza e l’azione di Dio in noi e per noi, nel nostro mondo e per il nostro mondo. È lo sguardo stupefatto di fronte alle sue meraviglie; l’accorgersi di essere da lui amati e amate senza alcun merito particolare; il sentire la sua presenza discreta, ma determinante; constatare che nonostante tutto, siamo nelle sue mani: Dio è fedele alla sua promessa.

Se il timore di Dio è collegato alla sua rivelazione, alla rivelazione della sua misericordia, della sua salvezza, della sua volontà di pace e giustizia, temere non è avere paura, ma stupirsi, affidarsi e testimoniare.

 

Timore e sicurezza sono quindi da mettere insieme, nella stessa frase, soprattutto nei nostri tempi. In tempi di difficoltà e instabilità, ricordare la promessa di Dio, riconoscere la sua presenza, testimoniare le sue opere, ci permette di contrastare e resistere a tutto quello che genera incertezza e timore. È il “Signore” che fa la differenza. Amen.