Le chiese di fronte alla secolarizzazione
Si è svolta tra luglio e agosto la 62a Sessione estiva del Segretariato attività ecumeniche
La secolarizzazione è un fenomeno complesso e una sfida di comprensione: è facile cadere in letture semplicistiche, demonizzarla; occorre coglierne limiti e potenzialità. Le chiese che si svuotano sono una realtà, però non bisogna fermarsi qui. Non piangere sulle macerie, ma spalancare gli occhi sul nuovo che sta germogliando.
Sono alcune linee interpretative emerse alla 62aa sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche, sul tema «Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica. Tu sei veramente un Dio misterioso (Is 45,15)», che dal 26 luglio al 1° agosto ha radunato al Monastero di Camaldoli 150 persone di diverse denominazioni cristiane, alcuni ebrei, musulmane e un musulmano in un’esperienza di studio e confronto, preghiera e convivialità, accolte amabilmente dalla comunità monastica camaldolese.
Riflettere insieme su una questione che investe le chiese e le religioni ha prodotto una visione globale della secolarizzazione, da guardare più come opportunità che come sciagura, traendo dal molteplice patrimonio del cristianesimo tesori che possono arricchire la vita delle donne e degli uomini in un’epoca segnata dall’individualismo e dalla guerra.
La secolarizzazione non ha significato la fine della religiosità ma una sua trasformazione, un modo nuovo dei credenti di stare nella sfera pubblica plurale (Debora Spini). Ha comportato la rinuncia al regime di cristianità, l’accettazione della diaspora, della pluralizzazione spirituale, e il riconoscimento della necessità di risignificare i simboli per farli di nuovo risuonare (Luigi Berzano). Il cambiamento più importante della secolarizzazione è stato il venir meno di una cornice religiosa che amministrava il sacro. Il sacro non è scomparso, semmai è oggetto di una ricerca più sincera che scopre la sua presenza in quella realtà che era ritenuta profana (Lucia Vantini).
È parso innegabile che le chiese e le religioni hanno da spendere una parola pubblica nello spazio secolare per partecipare all’edificazione della polis, negli ambiti che toccano questioni di giustizia, pace, diritti, libertà, eguaglianza, salvaguardia del creato. Là si deve stare con tutta la passione per l’annuncio dell’Evangelo, come il più potente anticorpo a qualunque ideologia oppressiva, riconoscendo il peso secolare di una cristianità anche nociva (Alessandra Trotta).
Si è avvertita anche la necessità di una forma ecclesiae che accolga un’interazione comunicativa pluridirezionale, un approccio critico verso le neoistanze identitarie, nazionalistiche e xenofobe, una valorizzazione della libertà di scelta e di parola, una compartecipazione nel rielaborare la Tradizione (Serena Noceti).
L’ecumenismo è una risposta alle forme di solitudine spesso vissute nelle chiese oggi, ma non è un’altra chiesa, non sradica le diverse appartenenze confessionali che invece può rivitalizzare, perché nel dialogo e nella reciproca confessione di peccato e di fede si sprigiona una nuova gioia da condividere nelle rispettive comunità. (Davide Romano). Comunità che devono sapere cogliere il trauma che investe le persone, dentro e fuori le chiese, diventando luoghi “terapeutici”, aperti all’ascolto, alla ricerca di spiritualità e di cura, ma anche al riconoscimento delle proprie ferite (Francesca Debora Nuzzolese). Mantenere viva la freschezza escatologica del raduno eucaristico e diventare compagni dei nostri contemporanei è il duplice compito che attende la Chiesa e ha origine nella comunione trinitaria (Vladimir Laiba).
Tra gli orizzonti delineati in ambito cattolico ci sono il recupero del senso delle comunità di cristiani e cristiane che si radunano per celebrare l’Eucaristia e la promozione della pluriministerialità (Riccardo Battocchio). A questo si aggiunge l’auspicio di una chiesa capace di una nuova apologia dell’umano, promotrice della libertà cristiana e della razionalità, cosciente dell’essere luogo in cui insieme si sperimentano la filiazione divina e la fratellanza (Roberto Repole).
Lo sguardo sull’attualità ha esaminato da un lato i fenomeni preoccupanti dell’antisemitismo e dell’islamofobia (Gadi Luzzatto Voghera, Yahya Pallavicini), dall’altra i passi incoraggianti del Simposio di Bari (Luca Baratto, Giuliano Savina, George Militaru).
Nelle conclusioni, il presidente del Sae Simone Morandini ha augurato «buona strada del lavoro ecumenico tra continuità e novità. Ci accompagni il Dio misterioso di Isaia nascosto eppure salvatore, ricco di mistero ma potente nella misericordia».