Svizzera neutrale, ma flessibile. Il referendum boccia la stretta

Le voci protestanti sul voto popolare

 

Domenica il referendum federale in Svizzera ha confermato una concezione flessibile della neutralità. Nelle votazioni del 27 settembre, infatti, l’iniziativa popolare che chiedeva di rafforzare i vincoli nella Costituzione è stata respinta dal 70,15% dei votanti, con un No maggioritario in tutti i Cantoni. L’affluenza è stata del 47,06%.

L’iniziativa, promossa dall’Unione democratica di centro (UDC), chiedeva di sancire costituzionalmente una neutralità «permanente e armata», vietando l’adesione ad alleanze militari o difensive e limitando la possibilità di adottare sanzioni contro Stati coinvolti in conflitti. Il voto non metteva in discussione il principio della neutralità, già previsto dalla Costituzione, ma il modo in cui la Confederazione potrà applicarlo e adattarlo alle diverse situazioni internazionali.

 

Il risultato lascia quindi alla politica un maggiore margine di manovra. La neutralità svizzera potrà continuare a convivere con forme di cooperazione internazionale e con strumenti come le sanzioni.

Nella stessa consultazione è stata respinta anche l’iniziativa sull’alimentazione, con il 72,52% di No. La proposta chiedeva di rafforzare la produzione alimentare sostenibile nazionale, promuovere maggiormente gli alimenti vegetali e tutelare le risorse idriche.

 

Le voci protestanti

 

La Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS/EKS) aveva scelto di non dare raccomandazioni di voto sulla “Neutralitätsinitiative”. Una posizione esplicita era arrivata invece da Femmes protestantes, organizzazione nazionale delle donne riformate svizzere, che il 15 settembre aveva annunciato il proprio No. Secondo l’organizzazione, l’approvazione dell’iniziativa avrebbe ridotto eccessivamente il margine di azione della Svizzera nel campo delle sanzioni e della cooperazione. La presa di posizione è stata argomentata anche a partire da una prospettiva femminista sulla pace, sottolineando le conseguenze di guerre, violenze, sfollamenti e povertà su donne, bambine e bambini.

 

«A che pro siamo neutrali?»

 

In vista del voto, sul sito Voce Evangelica è apparsa una riflessione di Manuel Schmid, membro apicale della Chiesa evangelica riformata in Svizzera e responsabile del Dipartimento di teologia ed etica. Il contributo sposta la domanda dal semplice interrogarsi su «quanto essere neutrali?» a un piano più alto: «a che cosa serve la neutralità?».

Per Schmid, la neutralità non dovrebbe essere intesa come estraneità ai conflitti, ma come una possibile risorsa per mantenere aperti il dialogo e la mediazione. Una posizione di distanza non impedisce, infatti, di distinguere tra aggressione e difesa, di condannare violazioni del diritto internazionale o dei diritti umani e di utilizzare strumenti non militari. La riflessione insiste quindi sulla responsabilità che può derivare dalla particolare posizione internazionale della Svizzera.

 


Per saperne di più, leggi anche:

 

A che pro siamo neutrali? – Voce Evangelica

Iniziativa sulla neutralità – RSI

Femmes protestantes lehnt Neutralitätsinitiative ab – ref.ch – News der Reformierten

 

 

Immagine: infografica tratta da https://www.rsi.ch/info/dossier/votazioni/Iniziativa-sulla-neutralit%C3%A0–3830039.html