Cose nuove che germogliano

A Massello si è tenuta la festa del 15 agosto delle chiese delle valli valdesi

 

Chi pensava di trovarsi in un angolo chiuso di Piemonte si è trovato immerso in un mix di storie di migrazioni, di ieri e di oggi, tra Europa, Americhe e Africa. La giornata del XV agosto si è aperta con l’arrivo di un piccolo corteo con alcuni striscioni con i nomi dei paesi di emigrazione valdese: Stati tedeschi, Province Unite, Francia, ma anche le Americhe, e persino l’Egitto, avamposto di un’Africa qui impersonata dalle voci del coro gospel battista di via Passalacqua (Torino) che hanno animato la giornata insieme al gruppo italo-tedesco dei Trombettieri, e dai progetti di «Mosaico-Azioni per i rifugiati» presentati dal direttore Yakoub Kibeida e da Lucilla Tron, animatrice del “Bazar della lana” nato proprio a Massello.

 

Massello, valle senza centro, in cui le borgate avevano tutte (più o meno!) la stessa importanza, è stata terra di migrazione come quasi tutte le comunità delle Valli, ha ricordato Claudio Tron. E, curiosa coincidenza, una perfetta omonimia traccia il parallelo con il Rio de la Plata, nella figura della pastora Claudia Tron che, insieme al collega Sergio Bertinat, ha tenuto il sermone e una conversazione sulle migrazioni, interne ed esterne, nell’area sudamericana, in particolare quella giovanile e la «femminilizzazione della migrazione»: le donne non più solo «accompagnatrici», ma capi famiglia, sono «agenti di sviluppo» e tessitrici di reti con le donne che restano.

 

Agenti, forse più di altri, di quelle “cose nuove” annunciate nel sermone, e riecheggiate nei vari interventi, da cui è emerso che il passato non deve essere freno o rifugio («Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche» è la provocatoria parola di Isaia da cui si è partiti) per distoglierci dalla nostra responsabilità, portare la novità di un mondo di pace e giustizia in uno segnato da conflitti e diseguaglianze («Io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare» prosegue il profeta).

 

Per fare questo, la cooperazione è indispensabile: lo si è visto anche nelle tante “braccia” che hanno realizzato la festa, come ormai è prassi, in un’imprescindibile sinergia tra chiesa, amministrazione e associazioni.