Vite in relazione, spontaneamente

Una nuova serie di “Incontri” curati da Piera Egidi Bouchard per la rivista «Confronti»

 

Lo dice bene Elena Bein Ricco nella prefazione a questa quinta serie di interviste*: «… i protagonisti delle storie qui narrate continuano a scommettere, nonostante tutto, sulla realizzazione di un progetto di vita radicato in convinzioni forti, e non rinunciano a rapportarsi alla realtà in maniera attiva, sentendosi responsabili di come va il mondo…». È proprio così: le 43 conversazioni di questo libro, come quelle dei precedenti (Incontri, 1998; Voci di donne, 1999; Sguardi di donne, 2000; Nuovi incontri, 2006), sono dialoghi e racconto di sé più che un’alternanza “domande-risposte”; ripercorrono itinerari di esistenza, nei quali la passione è innanzitutto quella per la partecipazione alla vita del mondo e della società.

 

Nessuna delle persone interpellate e chiamate a raccontare di sé, infatti, dimostra di essersi mai accontentata di un’isoletta tranquilla dove coltivare le materie e gli incarichi professionali di cui era stata investita. E dire che, di per sé, i loro lavori, le loro professioni, le loro disponibilità sono tutt’altro che trascurabili: essere sacerdote, pastore e teologo; professore universitario o di Politecnico, giornalista, presiedere una cooperativa potrebbero essere già delle belle occasioni per ritenere di avere una vita “piena”, di completa realizzazione di sé.

 

Quasi tutti e tutte membri di una generazione attraversata dalla guerra, hanno rapidamente imparato che è “nella città” che vanno messi a frutto i propri talenti. La prefazione ci richiama infatti a quei pensatori che meglio hanno sottolineato, nel secondo ‘900, il ruolo della persona nella propria relazione con gli altri: Paul Ricoeur su tutti, ma anche Massimo Recalcati, Zygmunt Bauman. È nella ricerca del dialogo e della giustizia sociale che ci si mette in gioco.

 

Tutti e tutte, infatti, raccontano di essere debitori di incontri decisivi: per tutta una generazione di evangelici italiani fu decisiva l’esperienza di Agape (ne parlano qui Sergio Rostagno, Maurice Bodmer, ma altri l’hanno fatto nei precedenti volumi); per molti cattolici, non necessariamente uomini di chiesa – pensiamo al filosofo e storico della filosofica Claudio Ciancio – la svolta avvenne con il Concilio, ma anche con dei maestri in grado di incoraggiare e coltivare chi fosse più giovane. C’è chi ha tenuto insieme scienza e fede, e c’è chi pareva destinato a una vita professionale imperniata sulle tecnologie e sulle aule universitarie – pensiamo a Valentino Castellani, sindaco di Torino non espresso dal mondo dei partiti –, e ha saputo rispondere a una chiamata della “società civile”. Noi in altri momenti la chiamiamo “vocazione”, e sappiamo che essa investe anche ciò che sta fuori dalle mura ecclesiastiche.

 

Ecumenismo è un termine ricorrente in queste pagine: varie le situazioni favorevoli (nel Torinese come anche nell’Emilia, ricca di esperienze evangeliche e sociali di impronta metodista), un fermento che spingeva verso il confronto cattolici e non cattolici; c’è chi, pur avendo origini riconducibili alle fedi (come Bruno Segre), si manteneva “laico” a tutti gli effetti, ma sempre ritenendo prezioso il dialogo con chi vive l’appartenenza di chiesa con apertura.

 

Si squadernano per chi legge le vicende di persone curiose per carattere, che hanno avvertito nella loro coscienza il carattere “incompleto” di ognuno di noi, perché nessuna basta a sé stessa. Di più: nemmeno la propria parrocchia, la propria confessione religiosa, la propria appartenenza politica è stata ritenuta da queste persone come bastevole per compiere un itinerario adeguato alle necessità del tempo. D’altra parte, considerando le diverse interviste che rievocano la Resistenza, che altro fu quest’ultima se non la scintilla morale che permise di aggregare persone di matrice e di cultura diverse, vedendo in uno scopo comune il senso del loro stare al mondo?

 

Oggi sul modello a cui ci ha abituato Internet, si dice – con un tantino di ideologia – che occorre “fare rete”. Un’indicazione che non deve diventare fine a sé stessa, ma rimanere un metodo. Un metodo a cui una generazione intera, che ormai si sta assottigliando, era disponibile naturaliter, senza bisogno di farne uno slogan. Noi dobbiamo costruire questi presupposti a tavolino: è più faticoso, ma ciò non esime dal provarci.

 

 

* P. Egidi Bouchard, Incontrarsi. Identità allo specchio tra fede e ragione. Torino, Claudiana, 2026, pp. 158, euro 15,00.