Da Gerusalemme ad Antiochia
Quale chiesa per l’Europa che cambia? Il Council 2026 della Federazione battista europea, riunito a Durazzo si interroga su comunione, testimonianza e attraversamento dei confini
Non nostalgia per un’età dell’oro, ma una domanda rivolta alle comunità di oggi: che cosa significa essere chiesa mossa dallo Spirito? È l’immagine della chiesa degli Atti ad aver attraversato il Council 2026 della Federazione battista europea (Ebf), riunito in Albania.
Ad aprire i lavori è stato Edmond “Mondi” Palucaj, presidente della giovane Unione battista albanese, richiamando l’Acts 2 Movement della Alleanza battista mondiale (Bwa), che guarda al 2033 come orizzonte simbolico: «Signore, ciò che hai fatto duemila anni fa, lo faresti ancora?». Cinque i percorsi proposti – testimonianza, Bibbia, cura, libertà e giustizia, prossimità – con obiettivi ambiziosi per evangelizzazione, conoscenza biblica, servizio, libertà religiosa e presenza nei quartieri. Numeri ambiziosi, che pongono anche un interrogativo: fino a che punto la vitalità di una chiesa si misura in cifre? Forse, il progetto trova la sua forza vera quando dalle strategie globali scende al nome del vicino di casa: la missione torna relazione.
Il segretario generale della Bwa Elijah Brown ha aperto il Council predicando su Giovanni 11, 16 – «Andiamo anche noi a morire con lui» – e proponendo di leggere Tommaso non come discepolo del dubbio, ma come colui che segue Gesù fino alla morte, in continuità con i cristiani che oggi rischiano la vita per il Vangelo. Una lettura suggestiva, costruita però più sulla tradizione successiva legata alla figura dell’apostolo che sul testo giovanneo in sé, il quale lascia in realtà spazio anche a letture segnate dall’ironia e dall’incomprensione.
I momenti di riflessione biblica mattutini a cura di Daniel McGinnis, rettore del St Hild College, hanno ripercorso il libro degli Atti mostrando una chiesa tutt’altro che perfetta, segnata da conflitti, persecuzioni e ripensamenti. Il cammino conduce ad Antiochia, comunità multiculturale con una leadership plurale che prega, discerne e manda Barnaba e Saulo: una chiesa che non trattiene, ma invia.
Nella giornata di venerdì il Council si è articolato in tre conferenze; in particolare, quella sul tema «Guidare gruppi in contesti interculturali», curata dallo Youth and Children Committee, ha guardato alle chiese trasformate dalle migrazioni, con il contributo dell’esperienza dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi) presentata da chi scrive insieme a Inger Lise Salvesen: non un modello da esportare, ma un percorso ancora in corso, tra chiese nate dalle migrazioni e comunità italiane divenute multietniche, dove le nuove generazioni non sono da integrare ma protagoniste della chiesa che ancora dobbiamo immaginare.
Le parole più difficili da dimenticare sono arrivate da chi vive guerra e conflitto ogni giorno, non come tema di conferenza ma come vita quotidiana: il past. Igor Bandura, vicepresidente dell’Unione battista ucraina; Rani Issa Saba, pastore arabo israeliano di Nazareth e direttore generale dell’Association of Baptist Churches in Israel; la libanese Joy El Kazzi, social worker impegnata con MERATH, ong cristiana con sede in Libano che sostiene progetti di soccorso, istruzione non formale, protezione dei minori e programmi di sostentamento economico.
Tre contesti che non si possono sovrapporre: dall’Ucraina la testimonianza di chiese che continuano a servire mentre la guerra attraversa città, famiglie e comunità; da Israele, attraverso la voce di un cristiano arabo israeliano, la complessità di testimoniare il Vangelo dentro un conflitto che lacera appartenenze e relazioni; dal Libano, segnato da profonde crisi e dalle conseguenze delle guerre nella regione, il racconto di comunità che continuano ad accogliere e accompagnare persone vulnerabili. Il past. Saba, in particolare, ha esortato la platea occidentale alla calma, invitando a non lasciarsi prendere da alcun tipo di propaganda: ha chiesto ai presenti di mantenersi sobri e di pregare per le chiese presenti nei territori colpiti da conflitto e guerra, affinché possano essere testimoni di pace.
Sofferenza, ma anche speranza. Si è pregato, sapendo che la preghiera non è fuga dalla responsabilità: significa assumere l’impegno di sostenere chi soffre e le chiese presenti nei territori colpiti dai conflitti.
Guardando al futuro, lo Youth and Children Committee, da comitato autonomo diventerà una Commissione, il cui presidente è eletto dal Consiglio dell’Ebf ed entra a far parte del Comitato esecutivo dell’Ebf. La nuova Commissione ha annunciato “CONNECT 2027” che si terrà in Italia, a Rovigo, dal 28 al 31 gennaio, sul tema Reach Beyond: From Church to Community («Andare oltre: dalla chiesa alla comunità»), ponendo ancora una volta giovani e nuove generazioni al centro della riflessione sul futuro delle nostre chiese. Iscrizioni già aperte. Nel Board del Centro internazionale di Studi teologici battisti (Ibts) di Amsterdam entra il pastore Daniele Podestà; ringraziamenti sono andati alla presidente uscente, la pastora Cristina Arcidiacono, a cui succede Henk Bakker.
Resta Antiochia: comunità plurale che non tratta la diversità come un problema da amministrare, ma come spazio in cui ascoltare lo Spirito. Tra guerre, intelligenza artificiale, migrazioni e nuove generazioni, la domanda portata a casa da Durazzo non è solo quante persone si raggiungeranno entro il 2033, ma quale chiesa saremo diventati nel frattempo.