Consultazione metodista 2026: relazioni internazionali, ricerca storica e prospettive

Intervista al presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia Luca Anziani. I lavori al via il 29 maggio

 

In vista della prossima Consultazione metodista, in programma dal 29 al 31 maggio a Ecumene (Velletri, RM), abbiamo raccolto alcune riflessioni del pastore Luca Anziani, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI).

 

Presidente Anziani, quale sarà il filo conduttore della Consultazione metodista 2026?

Sulla scorta dell’ultima Consultazione e dell’ultimo Sinodo – due appuntamenti centrali, soprattutto nell’orizzonte dei cinquant’anni del Patto d’integrazione – quest’anno c’è una riflessione che vogliamo continuare. La domanda di fondo è questa: dopo una generazione dal Patto, quale può essere oggi l’apporto che le chiese metodiste possono dare all’Unione delle chiese metodiste e valdesi?

Su alcuni aspetti, come ad esempio la formazione pastorale, da decenni il cammino teologico è comune. Siamo pienamente parte delle chiese protestanti italiane. Esistono certamente sensibilità teologico-spirituali diverse, ma non direi denominazionali: sono piuttosto differenze “climatiche”, legate ai territori e alle storie locali.

 

Quali sono le specificità metodiste che possono arricchire l’Unione delle chiese metodiste e valdesi?

Una delle caratteristiche storiche più forti è l’attenzione all’azione sociale, quella che in altri contesti è più nota come “diaconia”. Questo significa sia la creazione di opere – asili, scuole, case di riposo – sia un impianto ecclesiale profondamente attento al territorio nel quale la chiesa vive.

L’azione per la società affianca gli aiuti concreti alla predicazione. È un patrimonio che può offrire molto all’intera Unione e, più in generale, alla società.

Penso anche al lavoro culturale e di ricerca. Nella rivista La Meridiana n° 113 c’è una monografia dedicata al Sud evangelico. Abbiamo pubblicato Metodisti e Mezzogiorno e, come Centro di documentazione metodista, stiamo arrivando a una sottoscrizione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli e l’Università degli Studi di Salerno per un gruppo di studio permanente su evangelici e Mezzogiorno. Un filo rosso che ci unisce, una ricerca che potrà ulteriormente allargarsi.

 

Quali saranno i principali temi della Consultazione?

Tre i nuclei principali.

Il primo riguarda le relazioni internazionali dell’OPCEMI. Il Comitato permanente presenterà una relazione ad ampio spettro. Avremo due ospiti: un pastore dalla Tunisia e uno dall’Algeria, dove esistono piccole chiese metodiste che fanno parte della Conferenza centro e sud Europa della United Methodist Church, inserita nello European Methodist Council.

L’idea è creare un collegamento informale tra le piccole chiese metodiste del Mediterraneo, accomunate dalla condizione di minoranza e da sfide simili: dialogo interreligioso, crisi della democrazia, questioni migratorie, ruolo delle chiese nello spazio pubblico.

In Algeria, ad esempio, le chiese cristiane vivono forti difficoltà: alcune sono state chiuse e non è possibile la conversione religiosa. Questo ci porta a interrogarci su cosa significhi essere pochi, su come le nostre esperienze nei rapporti con lo Stato, come quelle in seno alla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) possano rappresentare un modello da condividere. Vorremo anche riflettere su quali prospettive si aprano nei Balcani e per il mondo giovanile. A ottobre saremo in Albania proprio in quest’ottica di condivisione.

 

Il secondo tema sarà la ricerca storica del Centro di documentazione metodista.

 

Il terzo riguarderà esperienze come LINFA – il Laboratorio interculturale di formazione e accoglienza promosso dalla FCEI. E il percorso Essere chiesa insieme (ECI) con un focus particolare sulle relazioni con la Chiesa del Ghana. “Essere chiesa insieme” è uno dei progetti della FCEI che si occupa di ricerca e di pratiche, avviato nel 2000 in seguito alla crescente presenza interculturale nelle chiese evangeliche.

 

Le relazioni internazionali sembrano un asse particolarmente strategico.

Lo sono. Alla Consultazione vogliamo presentare la politica OPCEMI in questo ambito. Si tratta della partecipazione allo European Methodist Council, al World Methodist Council e ad altri organismi, ma anche di relazioni dirette. Con la United Methodist Church, erede delle chiese episcopali della missione che ha fondato molte delle nostre comunità, ci sono legami significativi.Pensiamo alla reciprocità con la Conferenza metodista di Gran Bretagna, alla quale partecipiamo ogni anno con diritto di parola, così come il loro delegato partecipa al Sinodo con voce consultiva.

Il mondo metodista è molto complesso e variegato: wesleyani, episcopali, black churches. Proprio per questo, oltre alle relazioni con le singole conferenze, è importante mettere in comunione, attraverso frequentazioni e scambi, anche le piccole chiese del Mediterraneo.

 

E sul fronte accademico e documentale, quali sono gli sviluppi?

C’è una relazione tra il Wesley Theological Seminary e la Facoltà Valdese di Teologia.

A giugno arriverà un gruppo in visita, per una sorta di summer school. C’è inoltre il rapporto con gli archivi della Drew University, dove è stato digitalizzato l’archivio della missione metodista in Italia, aprendo nuove possibilità di ricerca storica.

Dal 22 giugno al 3 luglio saremo in Inghilterra per la Conferenza metodista britannica e poi a Londra per lavorare sugli archivi metodisti della missione wesleyana.

 

Quali progetti presenterà il Centro di documentazione metodista?

Consulteremo le nostre chiese sui diversi aspetti. Tra le prossime pubblicazioni c’è una ricerca antropologica sulle donne nelle chiese del Ghana, che si concentra su quali esperienze e tradizioni cambiano e quali continuano quando le persone arrivano in Italia. È il lavoro di Roberta Giamaica Mannara, collocato al confine tra ricerca antropologica ed ecclesiologia: un’indagine su come la teologia della missione metodista in Ghana si intrecci con le tradizioni locali e su come queste dimensioni riescano a stare insieme.

 

Ci saranno ospiti e momenti pubblici particolarmente significativi?

Sì. Il pastore Michel Charbonnier racconterà la sua esperienza a Tunisi, mentre Alessia Passarelli parlerà di LINFA, che oggi conta oltre quaranta iscritti. Venerdì sera è prevista una tavola rotonda su “Chiese protestanti e USA” con Paolo NasoDebora Spini. Avremo con noi anche Ambrogio Bongiovanni, docente di Dialogo interreligioso e interculturale presso l’Università Urbaniana e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica, che ha vissuto a lungo in India. Sabato sera ci saranno una festa e la lezione-concerto di Paolo Naso con il maestro Alberto Annarilli su Martin Luther King Jr. La domenica, infine, il culto liturgico del rinnovamento del Patto.

 

In definitiva, quale auspicio accompagna questa Consultazione?

Che sia un momento di ascolto e dialogo. Vogliamo interrogarci insieme su come le specificità (non “delle” ma “dalle” chiese metodiste) possano diventare patrimonio condiviso per tutte le nostre comunità. Dopo oltre cinquant’anni di cammino comune, è il momento giusto per rilanciare questa riflessione.

 


 
Per approfondire:

 

Patto di integrazione del 1975 Archivi – Nev

LINFA: comunità interculturali, domande aperte e percorsi di cambiamento

Curiosità, intercultura, giovani. Le parole di “Essere chiesa insieme”