Ebola, paura in Congo e Uganda
Il Consiglio ecumenico: ««Chiediamo ai governi, alle agenzie internazionali, alle chiese e alla società civile di cooperare in modo che le comunità più colpite non vengano lasciate indietro
Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, il pastore Jerry Pillay, ha espresso profonda preoccupazione per la sofferenza causata dall’escalation dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale, con centinaia di sospette infezioni e molti decessi segnalati.
«Questo focolaio si sta sviluppando in contesti già gravati da povertà, sistemi sanitari fragili, insicurezza alimentare, sfollamenti e impatti a lungo termine del conflitto», ha detto Pillay. «Tali vulnerabilità socioeconomiche aumentano l’esposizione alle malattie, limitano l’accesso a cure tempestive e minano la capacità degli individui e delle comunità di adottare misure preventive».
Pillay ha affermato che i leader delle chiese e delle comunità hanno un ruolo vitale come persone di fiducia: il loro compito è «rimanere vigili, seguire e diffondere indicazioni accurate sulla salute pubblica e contrastare la disinformazione con informazioni chiare, compassionevoli e affidabili che proteggano la vita».
«Chiediamo ai governi, alle agenzie internazionali, alle chiese e alla società civile di cooperare, di condividere trattamenti, tecnologie e risorse finanziarie in modo che le comunità più colpite non vengano lasciate indietro. Chiediamo di garantire un accesso sicuro e senza ostacoli per gli operatori sanitari e gli attori umanitari», ha affermato ancora Pillay. «Notiamo con grande preoccupazione che, secondo l’Oms, al momento non esiste un vaccino o una terapia approvata per il ceppo di Ebola che guida questa epidemia».
Pillay ha esortato tutte le parti del conflitto in corso nella regione a concordare una cessazione immediata delle ostilità, a rispettare il diritto umanitario internazionale e a creare corridoi sicuri per la risposta medica, l’educazione della comunità e l’assistenza.
«Il Cec chiede alle comunità di tutto il mondo di accompagnare i più vulnerabili – i malati e le loro famiglie, gli operatori sanitari, gli sfollati, le donne e i bambini a rischio e le comunità già segnate dalla violenza e dalla povertà – attraverso preghiere persistenti, una difesa coraggiosa e atti concreti di solidarietà», ha concluso Pillay. «In questa responsabilità globale condivisa, riaffermiamo che la solidarietà deve estendersi oltre la risposta di emergenza per affrontare le cause profonde della vulnerabilità, tra cui la disuguaglianza, l’emarginazione e la mancanza di accesso ai servizi essenziali, in modo che le comunità siano meglio protette contro le future crisi sanitarie».
La Commissione delle chiese sulla salute e la guarigione del Consiglio ecumenico delle chiese sta partecipando in questi giorni alla 79a Assemblea mondiale della sanità a Ginevra, prevista dal 17 al 23 maggio. L’Assemblea Mondiale della Sanità è l’organo decisionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
La delegazione del Cec è impegnata a operare in 11 aree prioritarie: il diritto alla salute, il finanziamento sostenibile, l’accesso equo all’innovazione, il clima e la salute, i conflitti e gli sfollamenti, la salute riproduttiva, l’invecchiamento e l’assistenza agli anziani, la salute mentale, le cure palliative, la preparazione alla pandemia e la decolonizzazione dei sistemi sanitari.
Quattro gli obiettivi principali del Cec: monitorare le sessioni plenarie per studiare e riportare le risoluzioni e le decisioni che riguardano il mandato sanitario del Cec; rafforzare le partnership con gli attori sanitari globali, le reti della società civile e le organizzazioni religiose; co-ospitare eventi collaterali che amplificano le posizioni del Consiglio ecumenico in tema sanitario; e raccogliere input per informare le riunioni congiunte della commissione e del gruppo di riferimento del Cec previste per ottobre 2026.
Foto: Paul Jeffrey/Life on Earth