Uno spazio di vocazione definito

Un giorno una parola – commento a Salmo 115, 16

 

 

I cieli sono del Signore, ma la terra l’ha data agli uomini

Salmo 115, 16

 

Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome

Efesini 3, 14-15

 

Sostenere che “Dio è in cielo” non significa proporre una geografia metafisica, ma una teologia profonda e “sperimentabile”.

Se ci mettiamo nell’orizzonte di chi pensa che esista “qualcosa” oltre all’universo sensibile, immaginare Dio nei cieli significa affermare che Egli/Ella non può essere imprigionato nel mondo che vediamo e tocchiamo. Dio si trova in una dimensione dove vale una logica diversa. 

 

Collocarlo “in cielo” significa riconoscere la sua libertà radicale: noi siamo legati alla terra, al corpo, al tempo, Dio esiste al di là di queste limitazioni. 

È anche una dichiarazione polemica rispetto ai modi di pensare la divinità: collocare Dio oltre all’orizzonte umano implica rifiutare gli idoli, prevedibili, controllabili.

 

La condizione umana è opposta: siamo storici nel senso più limitante del termine; siamo terrestri nel senso più drammatico (pensiamo alla Genesi).

Affermare che Dio abita in cielo significa accettare di non essere il centro dell’universo, di essere liberati dal delirio di onnipotenza che ci vorrebbe risolutori di ogni problema. La scoperta dell’umiltà ci porta alla responsabilità attiva. La Bibbia presenta Dio irraggiungibile ma non disinteressato, e il fatto che “ci abbia dato la terra” ne è il segno. 

 

La terra è il luogo che ci compete, lo spazio da accudire (e non da sfruttare), perché produce beni materiali e immateriali; perché è l’emblema della fiducia che Dio ripone su di noi. 

Il dono della terra è anche un antidoto all’idolatria perché Dio la “dissacra”: Egli/Ella è in cielo, non nella natura, nelle relazioni, nei meccanismi di potere.

 

Se Dio abita nel cielo, noi possiamo abitare pienamente la terra; se Dio è oltre ai nostri vincoli culturali, noi possiamo guardare alle culture che cercano di circoscriverlo con rispetto ma anche sano scetticismo – perché anche noi siamo nel mondo, anche i nostri modi di dire Dio patiscono dei medesimi vincoli altrui. Dio ci dà la terra per custodirla, ci offre uno spazio di vocazione definito. Amen.