Adattarsi alla vocazione che ci viene rivolta
Un giorno una parola – commento a Luca 9, 62
Dissodatevi un campo nuovo, e non seminate tra le spine!
Geremia 4, 3
Gesù disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio»
Luca 9, 62
Gesù viveva in un mondo contadino: duro lavoro manuale e provvisorietà rispetto ai risultati. Luca 9, 62 si concentra sulle fasi di un’agricoltura non meccanizzata: gli aratri erano oggetti di legno con una punta metallica, che andava spinta con forza e costanza nella terra già lavorata in precedenza – mentre i buoi tiravano il tutto. Questo impegno richiedeva concentrazione e forza fisica: se il solco non riusciva dritto e profondo, la semenza non avrebbe attecchito o sarebbe stata mangiata dagli uccelli: un campo mal preparato metteva a repentaglio il raccolto futuro. Per tracciare un solco dritto, l’aratore doveva fissare un punto davanti a sé (una pietra o un albero lontano). Se si voltava a guardare indietro, anche solo per un istante, il peso del corpo si spostava, la punta dell’aratro deviava e il solco diventava tortuoso.
Gesù usa questa metafora per parlare della vocazione al discepolato. Parole nette e – diciamocelo – abbastanza lontane dalla nostra capacità di viverle coerentemente.
Ma l’Evangelo non vuole solo evidenziare i nostri limiti, piuttosto aiutarci ad affrontarli, anche offrendoci stimolanti spunti di riflessione: l’immagine dell’aratro fa riflettere sul tema della coerenza nel muoversi verso un punto – il Regno di Dio – cercando di essere il più possibile adatti alla vocazione che ci viene rivolta.
Ma c’è anche un’altra sfumatura importante: l’aratore lavora un terreno già preparato, si inserisce in un cammino già iniziato, e la sua fatica porterà alla semina e al raccolto. È una bella immagine per quella che il credo definisce “la comunione dei santi”: noi siamo venuti e venute dopo qualcuno (chi ci ha trasmesso la fede, la famiglia, le monitrici, pastori e pastore) e altri e altre verranno dopo di noi. Gesù ci chiama ad entrare in questa compagnia, lavorando con cura, passione e fermezza nella testimonianza. Amen.