La rivelazione dei misteri

Un giorno una parola – commento a Daniele 2, 28

 

 

Ma c’è un Dio nel cielo che rivela i misteri

Daniele 2, 28

 

Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria

Colossesi 1, 27

Una cosa mi ha sempre stupito e portato a interrogarmi: la propensione della specie a cui appartengo a porsi domande su se stessa e sulle cose intorno a sé, e a darsi delle risposte, a volte sensate, o addirittura geniali, a volte magari anche francamente sciocche e inutili.

 

Ecco, se dovessi scegliere un “superpotere” tra quelli che vedo intorno a me, la strabiliante forza delle formiche, il volo degli uccelli, la stupefacente longevità di alcuni squali, credo che mi terrei quello che ho già: la curiosità.

 

In epoca di intelligenze artificiali, in cui ci si interroga sempre più spesso (e a parere mio pericolosamente) su quanta differenza resti tra persona e macchina, bene, questa è una caratteristica che resta a nostro carico: noi vogliamointensamente sapere le cose, porci domande a volte ci tormenta, ci spaventa, ma ci fa sentire vivi.

 

Spesso è proprio questa fame che rende tollerabile la vita sulla terra, con il suo continuo farsi e disfarsi, la sua essenza sempre uguale, ma sempre sottilmente diversa, il suo continuo crescere, sfaldarsi e morire. È il dono che Dio ci ha fatto, forse per compensarci di quella tanto dura conoscenza del bene e del male che ci siamo procurati a così caro prezzo. E se la conoscenza ultima sta in Dio, si comprende perché nella Scrittura il dono che fa alle persone che Egli ama, i profeti (a loro l’amore di Dio costa spesso un caro prezzo), sia proprio la rivelazione dei misteri, e come continuare ad interrogarsi, a essere curiosi, sia onorare Dio. Dio benedica i curiosi. Amen.