Resistenza teologica e diaconia politica di fronte alle sfide di oggi

Le chiese e le opere diaconali del Sud Italia riunite nell’annuale Conferenza distrettuale

 

Proseguono gli articoli relativi ai lavori delle recenti Conferenze distrettuali delle chiese valdesi e metodiste, strumento intermedio di governo delle chiese

Sono quattro i distretti territoriali delle chiese metodiste e valdesi:  I Distretto (Valli Valdesi del Piemonte), II Distretto (Italia settentrionale e Svizzera), III Distretto (Italia centrale), IV Distretto (Italia meridionale). Oggi è il turno del IV Distretto.

 

L’articolo è scritto da Peppe Puccia, membro della chiesa metodista di Scicli, deputato del XVI Circuito al Sinodo 2026.

 

Si è conclusa a Guardia Piemontese (Cs) l’annuale Conferenza del IV Distretto delle chiese valdesi e metodiste che, dal 12 al 14 giugno, ha riunito circa 60 fratelli e sorelle dalle chiese e dalle opere del Sud Italia. Il luogo, denso della memoria della strage dei valdesi in Calabria, ha offerto la cornice ideale per un confronto etico e teologico radicale contro le ingiustizie contemporanee. 

Le sessioni, vissute in un costante clima di riflessione e spiritualità, hanno offerto una profonda analisi sul ruolo delle chiese in un Mezzogiorno segnato da sfide complesse, dove le opere evangeliche si confermano presidi fondamentali contro le povertà vecchie e nuove.

 

Il fulcro spirituale del culto di apertura è stato il testo di Giovanni 6, 66-69, in cui Gesù interroga i dodici: «Volete andarvene anche voi?». In un tempo globale drammatico, segnato da guerre, crisi ambientali e disuguaglianze, questa domanda ha stimolato i presenti a riavviare un processo di confessione di fede che rigetti le “false dottrine” del razzismo, del sessismo e del suprematismo, proponendo un annuncio basato sull’amore inclusivo capace di tradursi in azione quotidiana.

Guardando alle tragedie mondiali, è risuonato il monito di Isaia: «Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene» (5, 20). 

 

La Conferenza ha denunciato come la verità sia oggi vittima dei conflitti, strumentalizzata e distorta da visioni politiche e religiose, che benedicono in nome di Dio ideologie aggressive, guerrafondaie, genocide o razziste, criminalizzando pacifisti, ecologisti e persone Lgbtq+.

Dalle macro-dinamiche globali, l’attenzione si è spostata sulla violenza sistemica e sullo sfruttamento lavorativo nel Mezzogiorno, esemplificati dalla recente strage di Amendolara, simbolo di un modello economico distorto che sacrifica la dignità umana in nome del profitto. Coerentemente, la Conferenza ha espresso netta opposizione alla militarizzazione dei confini e ai nuovi Cpr, esortando a promuovere una cultura della pace e dell’accoglienza diffusa.

Davanti all’invecchiamento e al calo numerico delle nostre piccole chiese, la tentazione potrebbe essere l’autoconservazione. Il Distretto ha invece riaffermato l’identità di una chiesa con e per gli altri, a partire dagli ultimi, continuando a partecipare a quella “resistenza teologica” e “diaconia politica” che ha fatto da filo rosso all’ultimo anno. 

 

Confidando nel Signore che «ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti» (I Cor. 1, 27b), le chiese procedono senza complessi d’inferiorità verso i compagni di strada – cristiani di ogni confessione, credenti di altre religioni e non credenti – con cui condividono la difesa del bene comune e della pari dignità umana. Se è trasversale la bestemmia della guerra, dello sfruttamento e del falso, trasversale è pure la ricerca di una rinnovata fedeltà a Dio, che è amore per tutte le sue creature senza esclusione e che regna servendo.

È dunque con un preciso mandato spirituale e civile, volto a unire l’annuncio della Parola all’azione concreta nella società, che si sono conclusi i lavori. I partecipanti, dopo il culto con santa cena di domenica 14 giugno, fanno ritorno nelle rispettive realtà carichi di responsabilità. 

 

Il bilancio è ampiamente positivo: la conferenza distrettuale si conferma uno spazio di pensiero e comunione insostituibile, capace di tracciare rotte di resistenza spirituale e sociale per il futuro del territorio.