Diritti umani: il ritorno di Acat Italia

Importante ritorno nel nostro Paese dell’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura

 

In occasione della Giornata Internazionale per le Vittime della tortura, che ricorre il 26 giugno, Acat (Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura) Italia annuncia il suo ritorno dopo la chiusura a fine 2023. Riceviamo e condividiamo il comunicato ufficiale.

Il ramo italiano dell’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura si deve all’ispirazione del pastore valdese Tullio Vinay. Vinay fu tra i primi in Europa a denunciare le violenze subite dai prigionieri politici in Vietnam.

 

Era il marzo 1974 quando il pastore valdese Tullio Vinay raccontò a Parigi dei metodi di tortura usati sui prigionieri politici in Vietnam. Hélène Engel, una donna protestante francese che ascoltò attentamente quelle parole, ne rimase talmente sconvolta che decise di impegnarsi in prima persona in un’azione di sensibilizzazione rivolta a tutte le Chiese… «Non posso dirmi cristiana e continuare a vivere come se non sapessi niente». In quanto appartenente alla Chiesa riformata di Francia era profondamente convinta che un’azione del genere non potesse non essere ecumenica, e così, accompagnata da Edith du Tertre, rivolse un appello accorato a tutti i cristiani senza distinzione alcuna, e diede vita a quella che oggi si chiama Acat.

ACAT Italia viene fondata formalmente nella primavera del 1987 grazie al contributo della chiesa valdese di Roma e del movimento “Rinascita Cristiana”. Sin dal principio l’ACAT scelse di operare su basi ecumeniche, mettendo insieme protestanti, cattolici, ortodossi e altre confessioni cristiane disposte a pregare e ad agire insieme. Dal 2008 ACAT ha istituito un Premio di laurea per tesi sul tema della tortura e della pena di morte con il sostegno dell’Otto per mille delle chiese metodiste e valdesi.

 

 


 

Dopo tre anni di stop ritorna Acat Italia per accendere nuovamente i riflettori sul tema più che mai attuale della tortura e dei trattamenti disumani e degradanti.

Nata nel 1983, l’associazione cristiana fondata dai valdesi si è prefissa fin dal suo esordio come obbiettivo quello di difendere i diritti umani e lottare contro la pena di morte. Parallelamente, negli anni, ha portato avanti il tema della sensibilizzazione dell’opinione pubblica: perché ancora oggi parlare di tortura è considerato un tabù.

 

“L’introduzione nel 2017 nel Codice penale italiano del reato di tortura ha determinato una svolta epocale, colmando un vuoto legislativo durato trent’anni. Ed è da qui che vogliamo ripartire, riprendendo la nostra storica opera di monitoraggio e denuncia e dando spazio al valore dei diritti umani di cui il mondo oggi sembra avere un disperato bisogno” dice il neopresidente Acat Italia Carlo Alberto Cucciardi, classe ’86 e da oltre 13 anni attivo volontario e portavoce dell’Associazione. “La delicata situazione internazionale ci costringe più che mai a non dimenticare che una parte significativa della popolazione mondiale subisce atti di tortura o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Acat Italia con la sua opera vuole dare voce e visibilità a situazioni complesse internazionali ma anche nazionali. Abusi istituzionali e violenze nelle carceri sono di fatto un fenomeno globale, come raccontano i rapporti pubblicati da associazioni come Antigone. Ora torniamo anche noi in campo per aggiungere una voce in più e tenere alta l’attenzione anche attraverso una capillare opera di informazione”.

 

La storia

Fondata nel 1974, l’ACAT (Action by Christians for the Abolition of Torture) ha promosso campagne in difesa delle persone che vengono torturate, detenute in condizioni disumane, condannate a morte o “scomparse”, indipendentemente dalle loro origini, opinioni politiche o credenze religiose. Attualmente ci sono circa 30 ACAT in tutto il mondo coordinate e rappresentate a livello internazionale da FIACAT, una federazione che facilita il networking tra le ACAT nei continenti africano ed europeo.