La fede ricevuta diventa vita vissuta

Un giorno una parola – commento a II Cronache 15, 7

 

Siate forti, non vi lasciate indebolire le braccia, perché la vostra opera avrà la sua ricompensa
II Cronache 15, 7

 

Il suo padrone gli disse: «Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore»
Matteo 25, 21

Siamo nel contesto della profezia di Azaria, figlio di Oded, che intima al re Asa di abbandonare l’idolatria degli antecedenti monarchi e distruggere gli idoli e le abominazioni. Il vs. 7 contiene una delle convinzioni teologiche centrali dell’autore di Cronache: chi mi cerca mi trova, se farete ciò che è giusto non mancherà la ricompensa. Molto interessante l’idea presente nell’oracolo che la mancata osservanza della Torà non era dovuta a malignità o cattiveria, ma piuttosto a ignoranza perché non vi era sacerdote che istruisse nella vera religione d’Israele.

 

L’esortazione ad Asa parte da questa rivelazione: ora dev’essere ristabilito il ruolo di colui che, attraverso una retta istruzione insegni quello che ognuno dovrà credere e fare di conseguenza. La fede non rimane una semplice adesione intellettuale a verità dichiarate, ma diventa criterio concreto dell’agire: si manifesta nelle scelte quotidiane e prende forma nelle opere che costruiscono verità e giustizia nella vita del popolo. La vera religione, quindi, non consiste in una successione di credenze, dogmi o affermazione puramente simboliche, ma in una vita trasformata da azioni giuste, nelle quali la verità e la giustizia vengono rese presenti e reali.

 

Asa dovrà compiere una doppia funzione con la sua riforma. Ricostruire non significa soltanto riedificare il tempio o l’altare distrutti e abbandonati, sostituiti nei luoghi alti o nei santuari dell’abominazione. Occorre ricostruire il tessuto connettivo della società, portare a termine la riforma dell’istruzione e dell’operare giornaliero secondo quanto descritto nella Torà e nei precetti. L’esortazione è ad essere forti, a non arretrare per arrivare fino in fondo; non indebolire le braccia significa affrontare con forza ogni aspetto necessario perché la fede venga attuata nei precetti ordinati e nelle leggi di ogni tipo dati a Israele. Perché se la riforma sarà portata a termine con tutte le sue conseguenze, allora ne seguirà la ricompensa che consiste nella benedizione per la terra e per i suoi abitanti, nella benevolenza di Dio che non farà mancare nulla al suo popolo.

 

Amen.