A scuola di democrazia
La rubrica “Tra le parole” della trasmissione CultoRadio di Radio Uno Rai dedicata all’appuntamento di Torre Pellice (To)
Non è un periodo facile per le democrazie. Le derive autoritarie non riguardano più e soltanto i regimi dichiaratamente illiberali, attraversano sistemi politici consolidati, mettono in discussione le regole, le istituzioni e i principi che per decenni hanno rappresentato l’ossatura dell’ordine internazionale. Partendo da questa considerazione prenderà avvio a luglio la Scuola per la Democrazia: un’iniziativa di approfondimento culturale dedicata all’analisi, alla riflessione, e al dibattito sui temi della cittadinanza e della democrazia nel mondo contemporaneo. La Summer School si terrà a Torre Pellice dal 1° al 5 luglio e avrà come titolo: «L’Europa tra speranza e realtà», proprio per riflettere sulle sfide e le complessità del presente.
Ideata e organizzata dalla Fondazione Centro culturale valdese in sintonia con il Collegio valdese di Torre Pellice, nasce dalla collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma e con la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). La Scuola proporrà laboratori, workshop e conferenze. Per parlarne in studio c’era la presidente della Fondazione Bruna Peyrot alla quale abbiamo chiesto: come possiamo definire la fase storica e geopolitica che stiamo vivendo?
«La definirei una fase “post” della post-modernità, in quanto è ormai impossibile riuscire ad afferrare – se non per fotogrammi spezzati – la società in cui viviamo: parlo di abitudini, di stili educativi, di accesso all’informazione spesso inquinata da fake news –; percezioni che, se messe insieme, danno l’impressione di vivere in un mondo “falso” in cui la “realtà” e il “vero”, sono sopraffatti da poteri impossibili da poter essere fronteggiati e contrastati».
Sul piano geopolitico, prosegue Peyrot, «Assistiamo alla rottura dell’ordine internazionale e all’aprirsi di un ordine multipolare di potenze: Cina, Russia, Usa, in competizione fra loro, per il controllo dei Continenti. Vediamo anche una frammentazione fra Stati, anche nella stessa Europa, che, di fatto, senza riuscire a trovare una vera unità d’azione, faticano a proporre – vivere – quei valori universali che sino a ieri erano riconosciuti come inviolabili, soprattutto dopo la Seconda Guerra mondiale».
Sembrerebbe di vivere dentro una serie televisiva distopica: «In un tempo distopico, in cui la consapevolezza della realtà richiede più attenzione, più cura, che nel passato. Specialmente se il tema è la democrazia, concetto che evoca la “realtà” ma che sembra non riuscire a interpretare in modo adeguato. Cinque anni fa avevamo avviato la Scuola con il titolo “Le parole della democrazia” per dire che: “la democrazia non è mai un processo concluso, ma è un processo che va costantemente monitorato sia nelle sedi istituzionali sia nei nostri comportamenti”; la democrazia non è solo un sistema di governo è un sentimento, un comportamento che si muove nei gesti quotidiani».
Non solo un mero insieme di procedure burocratiche, istituzionali, di regole, ma un luogo dove alberga l’etica: «La democrazia si basa su valori condivisi – sanciti in Italia dalla Costituzione Repubblicana –, sulla cui base dobbiamo costruire, fra le altre cose, l’integrazione fra comunità nazionali e nuove comunità migranti».
Viviamo in un contesto di guerra e di gestione dei conflitti attraverso la forza, dove il trionfo del potere del più forte sembra prevalere: «Manca la volontà di gestire queste contraddizioni con una capacità dialogica, o quantomeno sul piano internazionale attraverso la diplomazia. Nonostante alcuni momenti di crisi – prosegue Peyrot – sono convinta che si debba continuare ostinatamente a parlare di democrazia». Ed è quello che fa la «Scuola per la Democrazia» con lezioni e momenti di confronto pubblico indagando tra “poteri”, “diritti” e “dialoghi”, «in tempi dominati dall’intelligenza artificiale nella quale passano i blocchi che in qualche maniera indirizzano i comportamenti politici e anche i nostri personali. Dobbiamo indagare e discutere attraverso la tradizione protestante che ci contraddistingue – conclude Peyrot –. Lo faremo anche grazie a una tavola rotonda conclusiva».
In apertura, invece, «sarà la prolusione di Anna Caffarena, ordinaria di Relazioni Internazionali all’Università di Torino, a proiettare il pubblico sulla geopolitica internazionale insieme alla moderatora della Tavola valdese, Alessandra Trotta – a tal proposito ricordo che è grazie all’Otto per Mille Valdese che tutto ciò sarà possibile».
«Tra le parole» a cura di Gian Mario Gillio è andata in onda domenica 21 giugno per il «Culto evangelico», trasmissione (del Giornale Radio) di Rai Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per riascoltare il programma è possibile collegarsi al sito: www.raiplaysound.it