Résister. Tessere la pace
L’appuntamento con la rubrica di Riforma dedicata alle donne che resistono
Nell’Odissea Penelope tesse la tela di giorno e la disfa di notte in attesa di Ulisse. Fa esercizio di pazienza ma anche di astuzia perché in questo modo non è costretta a risposarsi, come ha promesso ai Proci, una volta terminata la tela del sudario per il suocero Laerte. In questa inesorabile coazione a ripetere, nel mantra del fare e disfare c’è anche l’inossidabile speranza che l’amato faccia ritorno dal naufragio.
Il dolore per la perdita, la speranza del ritorno: Penelope non può smettere di soffrire – consuma le notti nel pianto, dice Omero – e nel contempo per vent’anni rifiuta di accettare la scomparsa del marito. Oggi altre donne, non personaggi mitologici ma donne in carne ed ossa, ripercorrono il sentiero di Penelope ricamando su ampi lenzuoli il nome degli scomparsi in mare, vittime di una politica assassina che chiude le frontiere e respinge con violenza i barchini su cui salgono giovani, a volte appena adolescenti, per attraversare un braccio di mare proibito e cercare fortuna.
Sono madri che, come Penelopi dolenti e cocciute, chiedono allo Stato dove sono finiti i loro figli. Sono sorelle, figlie, attiviste che si mettono insieme per chiedere la fine di tutte le guerre e di tutte le frontiere. Il gesto di tessere, cucire e ricamare è stato restituito alla sua forza politica il 28 marzo scorso quando, in contemporanea in 160 piazze italiane, sono apparse grandi installazioni tessili collettive attraversate da parole, immagini e simboli contro la guerra. Nei mesi il percorso si è è irrobustito e altre si sono unite: tutte insieme tornano il 21 giugno a Roma, in piazza del Campidoglio, per la manifestazione nazionale Tessere la pace.
Disarmiamo le città, promossa dalla Rete 10, 100, 1000 piazze di donne per la pace. Oggi il mantra di Penelope è perseverare nella ripetizione di ciò che stiamo scordando: la guerra uccide e distrugge e va evitata, sempre.
«Prigione femminile dal 1730, la Torre di Costanza in Francia ospitò 88 donne colpevoli di non voler abbandonare la fede protestante. Marie Durand, incarcerata nella Torre per 38 anni, incise o fece incidere la parola résister, resistere».