La fede si nutre di ciò che Dio ha detto
Un giorno una parola – commento a Luca 7, 22
Il Signore apre gli occhi ai ciechi
Salmo 146, 8
Gesù rispose ai discepoli: «Andate a riferire a Giovanni quello che avete visto e udito: i ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti resuscitano, il vangelo è annunciato ai poveri»
Luca 7, 22
Queste parole di Gesù sono rivolte a Giovanni il battista, il quale dal carcere non sente arrivare, da parte di Gesù, le notizie che si aspettava.
Probabilmente, Giovanni aspettava che il Messia che aveva preannunciato iniziasse a giudicare il popolo, che separasse il grano dalla pula, che mettesse mano alla scure già posta alla radice dell’albero, che riscattasse Israele con la forza. Aspettava che Gesù iniziasse ad agire come un liberatore visibile e potente.
Invece, Gesù risponde con una citazione del profeta Isaia: i ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. Ossia, risponde con le promesse di Dio per i tempi del Messia.
Gesù non inventa nulla: ricorda. E ricordando dice a Giovanni che ciò che Dio aveva promesso si sta compiendo.
Giovanni pressava Gesù con veemenza: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?». Ma non meno pressante è il rimprovero di Gesù «Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!». La fede, ci dice questo testo, non si nutre di ciò che noi speriamo accada. Si nutre invece di ciò che Dio ha detto. La fede impara a riconoscere ciò che Dio dona anche quando arriva in una forma che non avevamo immaginato. Amen.
Immagine: Mosaico della Basilica di Santa Sofia, Istanbul, Turchia