Iran: relatrici ONU condannano la confisca della chiesa di Saint Peter

La più antica chiesa protestante della capitale iraniana a rischio demolizione

 

 Le relatrici speciali delle Nazioni UniteMai Sato (sulla situazione dei diritti umani in Iran) e Nazila Ghanea (sulla libertà di religione o di credo), hanno denunciato la confisca del complesso della chiesa evangelica di Saint Peter a Teheran. Il provvedimento ha comportato lo sfratto di 27 residenti appartenenti alle minoranze cristiane armene e assire riconosciute dallo Stato. Per i suoi abitanti, il complesso di quattro ettari nel centro della capitale era al tempo stesso casa, scuola e luogo di culto, oltre a ospitare gli uffici della Società Biblica e del Consiglio delle Chiese Evangeliche dell’Iran.  

 

La sentenza invisibile

Fondata nel 1876 da missionari americani, la chiesa fa parte della Comunione mondiale delle chiese riformate (WCRC) ed è la più antica chiesa protestante della capitale iraniana.  

Le motivazioni che hanno portato all’attuale espropriazione risalgono a quasi trent’anni fa. Nel 1998, la sentenza di un Tribunale Rivoluzionario ha disposto la cessione dell’intero complesso a favore dell’EIKO (Execution of Imam Khomeini’s Order, Quartier generale per l’esecuzione dell’ordine dell’Imam).

Il Consiglio delle Chiese Evangeliche in Iran è venuto a conoscenza dell’esistenza di questa sentenza e del trasferimento della proprietà soltanto dieci anni dopo, nel 2008, quando ormai non poteva più opporsi legalmente al provvedimento. La vicenda è stata in seguito utilizzata come pretesto dalle autorità per negare al Consiglio il rinnovo della registrazione necessaria al suo riconoscimento legale. 

 

L’espulsione e il rischio demolizione 

Il 16 giugno 2026 le autorità iraniane hanno emesso l’ordinanza ufficiale di sgombero, concedendo ai residenti un ultimatum di sole due settimane. A inizio luglio è seguito il progressivo allontanamento coatto, sotto la minaccia di arresto per i ministri di culto e gli abitanti. In questa fase i Pasdaran hanno confiscato il giardino di 10.000 metri quadrati all’interno del complesso, registrandolo a proprio nome e insediandovi quattro funzionari.  

Lo sfratto forzato delle circa 20 famiglie residenti (per un totale di 27 persone) è stato completato il 12 luglio 2026. Secondo le relatrici ONU, l’operazione fa temere l’imminente demolizione dell’intero sito storico.  

La denuncia delle relatrici

Il caso di Saint Peter non è isolato: l’8 giugno 2026 la WCRC aveva già pubblicato una nota ufficiale di condanna per la completa demolizione della Chiesa evangelica di Mashhad. A seguito delle segnalazioni urgenti inviate il 5 giugno 2026 dal pastore Sargez Benyamin, segretario esecutivo del Sinodo della Chiesa evangelica iraniana, l’organizzazione aveva lanciato un appello globale alle chiese membro e ai partner ecumenici per chiedere il rispetto della libertà religiosa in Iran.  

La denuncia delle relatrici ricorda che, oltre alle chiusure e alle confische, i cristiani nel Paese subiscono sistematicamente arresti, detenzioni e maltrattamenti. Per questo, esortano Teheran a consentire nuovamente l’insediamento dei fedeli, a cessare le intimidazioni e a rilasciare coloro che sono stati arbitrariamente detenuti. 

 

 

Foto di Mehdi Salehi, tratta da https://www.pexels.com/photo/milad-tower-and-tehran-cityscape-with-alborz-mountains-31262146/