Siate fuori di senno
I metodisti italiani riuniti nell’annuale Consultazione, occasione per discutere e confrontarsi su temi assai attuali
Le relazioni internazionali sono ciò che ha permesso alle chiese protestanti italiane, non soltanto metodiste, di esistere fino a oggi: e hanno fornito loro una tipicità che le pone all’avanguardia, sia rispetto alle relazioni interdenominazionali (pensiamo all’Unione con le chiese valdesi e ai rapporti “bmv” tra chiese battiste, metodiste e valdesi) sia rispetto al percorso interculturale. Eravamo “geneticamente” predisposti al dialogo internazionale e interculturale, insomma: ma è stato comunque un percorso complesso.
Questa è stata la premessa dell’ultima Consultazione metodista, tenutasi lo scorso fine settimana (29-31 maggio) al Centro «Ecumene» di Velletri (Rm), ricca di discussioni e riflessioni a partire da temi quali democrazia, fondamentalismi, guerra e pace, interculturalità.
Tre antitesi (in sintesi: persecuzione vs libertà; presenza scomoda vs accomodante; bolle vs interconnessione) sono emerse in modo evidente nella mattinata di sabato, accomunate dal grande interrogativo posto dalla serata di apertura, «Democrazia e chiese nel cambiamento globale», in cui a ritmo serrato Debora Spini, Paolo Naso e Ambrogio Bongiovanni hanno tenuto ben svegli i presenti: come ci poniamo, come chiese, nello spazio pubblico?
Sabato mattina si è entrati subito, e intensamente, nella dimensione internazionale grazie alle testimonianze di due pastori provenienti dalla Tunisia e dall’Algeria, paesi in cui essere cristiani è difficile, e protestanti ancora di più (prossimamente pubblicheremo l’intervista che abbiamo realizzato).
Il loro intervento ci ha fatto riflettere sulla nostra condizione di chiese libere e sul nostro passato (nemmeno troppo lontano) di perseguitati, interrogandoci sul nostro rapporto con l’idea di persecuzione, termine che ci dà persino un po’ fastidio, oggi, che sentiamo estraneo, spesso dimenticando che nella maggior parte del mondo i cristiani sono perseguitati, e che la persecuzione religiosa è in crescita ovunque. E ponendoci una domanda scomoda: la persecuzione è condizione imprescindibile dell’essere cristiani?
A partire da questi spunti si è analizzata, nel dibattito, la perdita della nostra capacità di essere chiese “scomode”, dirompenti, e di essere piuttosto piuttosto alla ricerca del consenso. Abbiamo paura di essere bollati come “fuori di senno”, per riprendere le citazioni utilizzate nella relazione del Comitato permanente, da Atti 26, 24 e dal sermone 37 di John Wesley (dedicato all’”entusiasmo” del fondamentalismo), una sorta di ritornello, un po’ spiritoso ma altrettanto serio, di questa Consultazione.
Eppure avremmo delle cose da dire, soprattutto oggi, per cercare di “smuovere” qualcosa nel contesto che ci circonda… Invece stiamo comodamente nella nostra bolla occidentale. Interventi come quelli ascoltati, ma anche situazioni tragiche come quella della popolazione palestinese, ricordata nell’incontro, ci provocano, stimolandoci a provare a uscire dalla confort zone. Smettendo di pensare per compartimenti stagni, capendo che “nessuno si basta da solo”, e che siamo tutti interconnessi.
Anche nel pomeriggio la dimensione internazionale è stata al centro dell’attenzione, con gli aggiornamenti sugli studi del Centro di documentazione metodista (Cdm), in particolare la ricerca di Giamaica Mannara sul metodismo tra Italia e Ghana, uno spazio transnazionale in cui prendono forma molte dinamiche, culturali, economiche, sociali, e poi sui progetti Linfa (la terza edizione è in corso e coinvolge anche avventisti e pentecostali) ed «Essere chiesa insieme» (Eci), a cura di Alessia Passarelli.
Alcuni punti sono emersi dalla discussione: per cominciare, la necessità di superare la categoria (e la mentalità) della minoranza, vivacemente affermata dal prof. Paolo Naso, “mattatore” dell’incontro, nella serata di venerdì, nel “concerto-lezione” su Martin L. King (intensamente interpretata dal coro Voices of Grace diretto da Alberto Annarilli), nella presentazione del video prodotto dal Cdm con spezzoni di puntate “storiche” di Protestantesimo, stimolante oltre che commovente per il fatto di mostrarci volti noti, alcuni ormai scomparsi, e le loro parole ancora sorprendentemente attuali.
Secondo, la necessità di un maggiore approfondimento sulle realtà protestanti del Mezzogiorno e la visione di un “sud” che non significa solo Meridione d’Italia, ma Mediterraneo (come testimoniato anche dalla presenza dei due pastori nordafricani).
Terzo, la riflessione sul percorso interculturale delle nostre chiese, che oggi è anche un percorso intergenerazionale: Eci è una visione, non solo un progetto Fcei. Si configura come “accoglienza reciproca”, non c’è chi integra e chi è integrato, ma la costruzione di una terza entità: il dialogo e il confronto con gli altri è ciò che ci fa essere ciò che siamo, l’identità non viene prima, ma si realizza attraverso l’incontro.
Anche questi tre temi hanno come filo comune la “presenza nello spazio pubblico”, intesa pure in senso fisico, come emerso dalla richiesta di alcuni membri di chiesa di Vicenza e Bassano di avere locali adeguati, senza problemi di parcheggio e vicinato… sono questioni sensibili, che ci interrogano sul nostro volere o meno “farci sentire”, anche “dando fastidio”.
Torna insomma quell’invito a “essere fuori di senno”, rompere gli schemi dominanti, contrastare la tendenza al “ritiro”, fare cose che gli altri non riconoscono e non capiscono, andare contro la visione di un Vangelo tranquillo e conformista. Vivere, come ha concluso il presidente Opcemi Luca Anziani, nelle fratture della storia, essere là dove magari non vorremmo essere, ma dove ci troviamo, non per caso, ma perché Qualcuno ci ha chiamati lì.
(Sul sito nev.it potete leggere le cronache dei momenti della Consultazione a cura di Gian Mario Gillio)