Catanzaro. L’inverno scardinato
Un “talk” delle religioni in vista del Pride dell’8 agosto
C’è un momento in cui l’inverno sembra non finire mai. Le coscienze sembrano cristallizzate in abitudini antiche che rassicurano ma non scaldano più. Quante volte ci siamo sentiti ripetere che la nostra terra è ferma? A Catanzaro molti sussurrano che questa sia incapace di accogliere il nuovo. Eppure le rivoluzioni più autentiche nascono proprio quando il mondo decreta che l’evoluzione è impossibile. Giovedì 23 luglio è andata in scena una follia bellissima, una sfida inaspettata per un Sud che non resta fermo a guardare.
Il tavolo del dialogo. Parlare di Pride in città era un atto di rottura. Ma far sedere allo stesso tavolo rappresentanti di fedi diverse per dialogare di identità di genere, diritti LGBTQIA+ e spiritualità sembrava utopia. Invece quell’azzardo si è trasformato in uno spazio magico di ascolto. Al tavolo, moderato da Fabiola Scozia, sedevano radici lontane disposte a intrecciarsi. C’erano il professor Luigi Mariano Guzzo, don Alessandro Nicastro per la Chiesa cattolica, Laura Calderaro per il Coordinamento Movimento regionale Calabria Cristiani Cattolici LGBT+, Francesca Sicoli per i buddisti Soka Gakkai e Marco Bruni per la comunità musulmana. Accanto a loro, la pastora valdese Giuseppina Bagnato ha offerto una chiave di lettura potente, radicata nella Scrittura e votata all’accoglienza incondizionata dei corpi e delle esistenze. Il pregiudizio ha lasciato il posto a un incontro vitale, in cui deporre le armature per incontrarsi nell’umanità.
La profezia del mandorlo in fiore. Per comprendere il miracolo di quella sera, bisogna prendere in prestito l’immagine vibrante evocata dalla pastora Bagnato. Nel libro di Geremia, il profeta vede un ramo di mandorlo in fiore. Il mandorlo è il primo albero a fiorire, sboccia quando le temperature sono ancora rigide e gli altri tronchi restano chiusi in difesa. Con il suo profumo intrepido annuncia a tutti che la primavera è inevitabile. L’incontro interreligioso di Catanzaro è stato esattamente questo: una fioritura coraggiosa in una terra considerata sterile. Per troppo tempo chi non rientrava nella norma si è sentito esiliato dai luoghi dello spirito. La profezia nata da questa serata è la restituzione di uno sguardo nuovo, capace di riconoscere in ogni sfumatura di genere un capolavoro unico e amato. Oggi Catanzaro non è più l’inverno. C’è una generazione che ha scelto di restare, di lottare per i diritti e di costruire ponti. Si sente già, fortissimo, il profumo del mandorlo.