Un mondo in disordine tra guerre e pace
La rubrica “Tra le parole” della trasmissione Culto evangelico
Guerra e pace: due parole che attraversano la storia umana e interrogano in profondità la coscienza morale, politica e religiosa del nostro tempo. Le usiamo ogni giorno, spesso in modo automatico, senza interrogarci sul loro significato etico, giuridico e spirituale. Ed è proprio da questo desiderio di riflessione critica che è nato il convegno promosso pochi giorni fa dal Centro culturale protestante di Torino, con il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa valdese e la collaborazione del Polo culturale “CAM” di Torino e del Centro Studi Sereno Regis. Due giornate intense, con undici relatori e relatrici provenienti dal mondo della geopolitica, del diritto internazionale, del giornalismo, della filosofia e della teologia.
Tra i relatori, il professor Fulvio Ferrario, già Decano della Facoltà valdese di Teologia di Roma e docente di Teologia sistematica. L’aggressione russa all’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022 ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa e ha mostrato che il presunto scenario di “pace perpetua” fosse in realtà un’illusione… a tal proposito Ferrario ha curato l’uscita di una pubblicazione disponibile gratuitamente sul sito della rivista Confronti che contiene un documento del Consiglio della chiesa evangelica in Germania dal titolo: Un mondo in disordine. L’obiettivo di una pace giusta – L’etica evangelica della pace di fronte a nuove sfide.
– Di che si tratta, e perché ha ritenuto importante rendere disponibile alle lettrici e ai lettori questa riflessione?
«È il tentativo di rileggere oggi le due grandi tradizioni del cristianesimo sul tema della pace, della guerra, della politica internazionale: quella del pacifismo disarmato, che ritiene moralmente illecito, o quantomeno che non sia il compito dei cristiani e delle cristiane occuparsi della difesa militare del proprio paese. E l’altra tradizione, che definirei “agostiniana” – perché Agostino è stato il primo a presentarla in modo articolato –, secondo la quale esistono delle condizioni nelle quali una difesa armata può essere considerata non illegittima o addirittura necessaria».
– Abbiamo di fronte uno scenario di guerra globale che Papa Francesco definì nel 2014 “guerra mondiale a pezzi: da allora la situazione è drasticamente peggiorata. Nel suo intervento al Convegno torinese lei ha ripercorso il passaggio della dottrina della guerra giusta, citando Agostino e Tommaso D’Aquino, e ha ricordato i criteri di giusta causa, di autorità legittima e di proporzionalità, arrivando alla dottrina della pace giusta elaborata dalle Chiese protestanti tedesche a partire dal 2007. Perché questo percorso a ritroso?
«Perché è una tradizione importante del cristianesimo, che oggi è piuttosto impopolare, forse (in ogni caso, l’espressione “guerra giusta” è respinta da quasi tutti e tutte), e che però ha cercato in qualche modo di non lasciare la dimensione dell’etica completamente fuori dalla tragedia bellica. Certo, il limite grosso, anche di quel documento – così come anche del testo, diverso e anch’esso molto interessante, dei vescovi italiani su questo punto – è che effettivamente i nuovi scenari, successivi alla salita di Trump alla presidenza degli Stati Uniti fanno sì che proprio la nozione stessa di Diritto internazionale [registriamo l’intervista all’indomani di quello che è avvenuto alla Flottilla nel Mediterraneo orientale e del video del ministro Ben-Gvir, ndr] sia oggetto di uno scempio, che mette in fuorigioco qualunque discorso che voglia avere contenuti etici. Quindi, in questo momento le agenzie etiche, sia laiche (organizzazioni internazionali, Nazioni Unite, Ong di vario genere e specie) sia religiose (le Chiese), sono effettivamente ammutolite oppure, se parlano, lo fanno veramente nel deserto del diritto, nel deserto di ogni forma di etica, e questo, naturalmente è problematico».
– Tema dirimente nel dibattito politico di oggi è diventato il riarmo: che cosa ci può dire rispetto a questo?
«È un tema delicatissimo. Ci sono due posizioni nel cristianesimo, anche oggi. Una che mi sembra essere preponderante, condanna qualunque riarmo: primo, perché le armi sono fatte per uccidere; secondo, perché uccidono anche quando non sono utilizzate, bruciando risorse che andrebbero altrimenti investite; terzo, perché più sei armato più “prudono le mani”, e hai voglia di impiegare le armi che possiedi. Altri dicono che, in effetti ogni disarmo bilaterale è auspicabile; quello che sarebbe meno auspicabile è che una delle parti fosse armata e l’altra no, perché questo provocherebbe uno squilibrio. A esempio, non sempre essere disarmati, dicono costoro, vuol dire essere anche disarmanti, secondo lo slogan coniato dal papa. Qualcuno dice: il fatto che a Gaza, per esempio, alcuni fossero più armati degli altri non ha promosso la pace. Questo non vuol dire, sia chiaro, che il caso contrario l’avrebbe automaticamente promossa; però essere disarmati non significa sempre essere disarmanti, dipende dalle situazioni».
– La fede, la religione, l’etica e la ragione come si collocano in questo nuovo disordine mondiale?
«I diritti umani e il diritto internazionale non sono un’invenzione dei cristiani e delle cristiane, su questo non abbiamo nessuna primogenitura da rivendicare. Oggi però c’è una convergenza oggettiva tra le ragioni secolari del diritto e le ragioni di chi crede che l’umanità è stata definita da Dio diventando essere umano in Gesù, quindi delle chiese. Non è la prima volta, certo, che il diritto internazionale viene calpestato, però certamente una negazione sistematica, rivendicata e anzi ostentata del diritto e dell’umanità degli esseri umani, io non la ricordo. In passato, anche le dittature si dichiaravano a favore dell’umanità degli esseri umani: per l’umanità nuova, per l’umanità millenaria, per l’umanità dove regna la giustizia. Oggi invece qualcuno dice: io sono per l’umanità mia e di quelli come me e credo che se la promozione di questa mia umanità passa per l’annientamento della tua, così sia. In una situazione del genere, qualunque frammento di diritto nella chiesa, nelle società, nella scuola, nel mondo del lavoro (dove ogni giorno si registrano morti,) ogni centimetro quadro di giustizia e di diritto, (fosse anche “solo” proclamato, siamo ridotti a dire questo!) è anche una testimonianza resa al Regno di Dio. Questo è quello che mi sentirei di dire, in questo tempo da lupi».
«Tra le parole» a cura di Gian Mario Gillio è andata in onda domenica 24 aprile per il «Culto evangelico», trasmissione (del Giornale Radio) di Rai Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per riascoltare il programma è possibile collegarsi al sito: www.raiplaysound.it