Cesario di Arles, un pastore del V secolo

Attualità di un predicatore legato ai testi biblici

 

Vescovo di Arles (Gallia), Cesario (470-542), nella. veste di predicatore, ha lasciato fra altro, i Sermoni al popolo, ora pubblicati in edizione italiana in più volumi per i tipi di Città Nuova. Al primo (1-80) è seguito il secondo (81-186) a cura di Luca Girello, Pasquale Giustiniani, Luigi Longobardo*.

Nell’individuare la finalità della lettura scritturale, questo secondo volume (81-186) contiene commenti ai testi biblici mirati a condurre la comunità a vivere una vita cristiana autentica anche nei nuclei famigliari e lontana da posizioni eretiche.

 

I soggetti coinvolti nell’annuncio biblico. Per Cesario i doveri pastorali sono legati al meditare sulla Parola. Quindi, il suo compito consisteva esclusivamente nella predicazione. Però – scrivono i curatori – «Cesario si rivolse non solo al clero, ma chiese pure ai laici di impegnarsi con tutte le forze a farsi protagonisti e attivi promotori del ministero della Parola»; ciò, anche nelle proprie famiglie. Il laicato aveva ufficialmente il compito «[…] di predicare nella quotidianità quanto già ascoltato nella liturgia, ovvero la Parola divina e la parola del vescovo e addirittura a diventare “voce di Cristo” insieme al vescovo». Quanto alla “scuola della Parola”, i candidati ai ministeri venivano formati nell’abitazione vescovile cittadina (domus ecclesiae). Il vescovo aveva dunque un ruolo di padre e maestro. Tale vita in comune era compresa come condivisione liturgica della Parola.

 

La presenza delle Scritture nei Sermones di Cesario. La predicazione di Cesario mirava «[…] a edificare un’autentica comunione interpersonale che trovasse inveramento nel linguaggio simbolico del culto divino il quale veniva sempre da lui inteso come illuminazione/approfondimento e sintesi della Parola proclamata, e quindi motore della conversione personale e della carità fraterna».

Nell’approfondire il metodo esegetico dei sermoni, leggiamo che «L’ermeneutica cesariana riconduce costantemente la comunità alla propria unità, e ricuce gli aspetti divisivi in una nuova comunione. Si tratta, per l’appunto, della vita delle chiese come Popolo dei cristiani». Cesario partiva dal testo biblico, procedeva con l’allegoria, per poi tornare ad altri versetti a conferma dell’esposizione. Le sue fonti sono i Padri, e segnatamente Agostino e Origene.

 

Leggere le Scritture. Da Genesi a Paolo. «“La lettera uccide, lo Spirito vivifica”: un criterio per leggere le Scritture. Frequentemente ho fatto presente alla vostra carità, fratelli dilettissimi, che di fronte a queste letture, che sono proclamate in questi giorni in chiesa, noi dobbiamo prestare attenzione non soltanto a ciò che la lettera ci fa intendere, ma, tolto il velo della lettera, ne dobbiamo ricercare con fede lo spirito che dà vita. Così, infatti, dice l’apostolo [Paolo]: “La lettera uccide, lo Spirito invece dà vita” [2 Cor. 3, 6]”. Ecco gli sventurati Giudei e gli ancora più sventurati eretici, fermandosi solamente alla lettera, privi dello Spirito che vivifica, sono rimasti morti. Noi, invece, prestiamo ascolto all’Apostolo, il quale dichiara: “Tutte queste cose, però, accaddero per loro in figura, ma sono state scritte per nostro ammonimento” [1 Cor. 10, 11]. Vediamo, pertanto, che cosa sia che noi abbiamo ascoltato nella giornata di ieri, mentre veniva proclamata la divina lettura [Sermone 83. 1: Gen. 28, La scala di Giacobbe]”».

 

La lettura dei Sermones è preceduta da una Introduzione in questo caso non “tecnica”, che conduce il lettore nel mondo cristiano della Gallia del quinto secolo e che fa luce sulla teologia biblica di un vescovo-teologo che spinge a “nutrirsi” della Bibbia. Tutto ciò vale anche per i cristiani di ogni secolo. Per tutti, si ha quale guida alla lettura un indice schematico; inoltre, per saperne di più, si ha a disposizione una approfondita Bibliografia.

 

 

* Cesario di Arles, Sermoni sulla Scrittura, a cura di L. Girello, P. Giustiniani, L. Longobardo. Roma, Città nuova, 2025, pp. 815, euro 46,00.

 

 

Immagine: Cesario di Arles, icona bizantina