Spazio e volto

Un giorno una parola – commento a Salmo 102, 17

 

 

Egli ascolterà la preghiera dei desolati e non disprezzerà la loro supplica

Salmo 102, 17

 

 

La preghiera del giusto ha una grande efficacia

Giacomo 5, 16

 

Nella lingua ebraica, per indicare l’uomo spogliato di tutto, il Salmo usa una parola rara, ha-ar-ar, che richiama l’immagine di un arbusto solitario nel deserto. Non è un’immagine poetica: è la fotografia di chi è rimasto senza pelle, senza difese, senza più risposte pronte da dare a Dio o agli altri.

Facciamo fatica ad accettare questa spogliazione; forse a volte pensiamo che per parlare con Dio serva una vita risolta o una fede solida. Ma il Salmo dice l’opposto: Dio si volge proprio quando siamo al punto zero.

 

Questo “voltarsi” di Dio non è solo un gesto benevolo, è un atto che apre uno spazio. Laddove c’era solo il vuoto del derelitto (desolato) e il silenzio del deserto, ora c’è una relazione. Nel momento in cui Dio si volge, noi smettiamo di essere “oggetti” anonimi della sofferenza e diventiamo un “Tu” davanti a Lui.

La preghiera ci restituisce un’identità: non siamo più definiti da ciò che abbiamo perso, ma dallo sguardo che ci accoglie.

 

In questo spazio aperto dal volto di Dio, scopriamo che la preghiera non è un’isola. Per i Riformatori ad esempio non c’è separazione tra il grido del singolo e quello della Chiesa: “i cristiani formano la Chiesa”. Il grido della preghiera che sale da chi è nel deserto, non è solitario: è anche la voce di una comunità che attende giustizia. Il lamento individuale è già parte di un progetto più grande: la rigenerazione di un futuro condiviso.

 

Qui, allora, non si tratta di compiere uno sforzo devoto, ma di avere la tenacia e l’audacia di abitare questo spazio aperto da Dio portando con noi tutta la nostra realtà. Il Salmo ci assicura che Dio non è scandalizzato dalla nostra miseria; è proprio lì che Egli mostra la sua gloria. Pregare diventa allora un atto di resistenza: smettere di guardare alla nostra inadeguatezza per guardare a quel Dio che, in Gesù, ha scelto di abitare la nostra nudità. In questo ascolto reciproco troviamo la forza di ricominciare, sapendo che il nostro respiro è parte del respiro di tutto il popolo di Dio. Amen.