Nelle Sue mani
Un giorno una parola – commento a Giobbe 12, 10
Nella sua mano è l’anima di ogni vivente e il soffio di tutta l’umanità
Giobbe 12, 10
Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò
Luca 23, 46
I maestri di pittura lo ripetono sempre: le mani sono la parte del corpo più difficile da disegnare. Perché disegnare una mano significa raffigurare una macchina complicatissima – tanti pezzi mobili, ossa che cambiano forma sotto la pelle quando le dita si piegano – e tutto avvolto in un guanto di pelle sottile. Ma soprattutto, chi disegna una mano deve riuscire a trasmettere l’emozione che quella mano sta comunicando. Ed è lì che la tecnica non basta più.
Non è forse un caso che la Scrittura usi così spesso l’immagine della mano di Dio.
Giobbe pronuncia queste parole dal fondo di una perdita totale. Non da un pulpito tranquillo. I suoi amici hanno ragione in astratto – Dio è sovrano, governa ogni cosa – ma dicono le cose giuste senza guardare davvero in faccia il suo dolore. E Giobbe, con ironia amara, afferma questa cosa enorme: nella sua mano è il soffio di tutta l’umanità.
Dio non ha dato la vita e poi si è ritirato. La vita è ancora lì, nella sua mano – adesso, mentre Giobbe soffre, mentre non capisce. Ogni respiro è un dono rinnovato.
Ma allora perché quella mano sembra a volte così silenziosa?
Il libro di Giobbe non risponde. E questo è il suo grande pregio: non semplifica, non addolcisce. Dice soltanto: la tensione è reale, il dolore è reale, e Dio è ancora lì. Non assente. Nascosto, forse, sotto il contrario di ciò che ci aspetteremmo.
Le mani sono difficili da disegnare perché contengono troppo. Anche la mano di Dio. Giobbe non otterrà una spiegazione, otterrà qualcosa di più sconcertante e di più vero: un incontro. E scoprirà che il soffio che cercava era già, da sempre, in quelle mani. Forse non si tratta di raffigurare quella mano. Si tratta di riconoscerla, e tenderle la nostra. Amen.