Femminismo, spiritualità e passione politica

Voci ecumeniche e di differenti femminismi dialogano a partire dal libro “Lilith se ne va”, presentato presso la Claudiana di Milano

 

Di Maria Aprile

 

Il 30 Maggio, a Milano, presso la Sala della Claudiana si è tenuta la presentazione del libro della filosofa e teologa femminista, Paola Cavallari: “Lilith se ne va. Femminismo, spiritualità e passione politica” , pubblicato dalla casa editrice Vanda .

Hanno dialogato con l’autrice: Elza Ferrario attiva nel mondo ecumenico attraverso il Sae ed altre organizzazioni, Daniela di Carlo, pastora Valdese a Milano, specializzata in teologie eco-femministe e di genere, e Paola Lazzarini, sociologa cattolica, formatrice e giornalista, fondatrice di Donne per la Chiesa. Un dialogo ecumenico e, allo stesso tempo, tra anime differenti del femminismo.

 

“Lilith se ne va” è una raccolta di testi redatti per scopi differenti e con registri diversi, che spazia lungo 30 anni della vita dell’autrice.
G. Caramore e A. Potente, che curano rispettivamente la introduzione e la postfazione al volume,  lo hanno definito un “diario  intellettuale e spirituale”. Si tratta del diario di un risveglio, evidenziato nell’ultimo testo, quello che dà il nome alla raccolta, in cui si racconta l’emersione e l’uscita da una relazione tossica, abusante, all’epoca non riconosciuta come tale. La narrazione fissa i primi momenti della rinascita, quelli in cui l’autrice, distaccandosi dai ruoli imposti dall’educazione di ragazza per bene, compie un salto ancora pre-femminista, ma aperto al futuro.

 

Il pensiero di Paola Cavallari si sviluppa attraverso l’incontro con quello di altre donne dalla scrittura potente: la scrittrice afroamericana bell hooks, la filosofa spagnola Maria Zambrano, Hetty Hillesum, e la critica d’arte e pensatrice femminista Carla Lonzi di cui evidenzia le venature religiose contenute nei suoi numerosi scritti.

Elza Ferrario , che ha condotto con sapiente regia l’incontro, ha presentato l’autrice del libro evidenziando i suoi molteplici registri espressivi, tra cui la poesia, che è la cifra stilistica della sua prima produzione: “Tardi ti ho amato” e dell’ultima, appena  uscita: “Ho ascoltato tanto”. 

Paola Lazzarini ha sottolineato come Paola Cavallari nel libro si sia donata generosamente riconoscendo il valore delle parole e del pensiero di altre donne che hanno accompagnato il suo cammino. Ha  evidenziato il ruolo e la ricca complessità della figura di Lilith presente nei miti sumeri e nella letteratura post biblica. Lilith rappresenta la femminilità indomita, aperta alla ricerca di sè con le sue effervescenze, ma anche il suo portato di dolore.

Daniela di Carlo ha sottolineato come il testo intrecci la storia personale e la ricerca di fede dell’autrice con le vicende femministe. Significativa nella scrittura e nella vita dell’autrice è anche la ricerca di fede, con l’adesione al cattolicesimo, la pratica dell’ecumenismo e la fondazione Dell’Osservatorio Interreligioso sulle Violenze Contro le Donne, esperienza fondata sul riconoscimento della discriminazione operata da tutte le istituzioni religiose nei confronti delle donne, sulla pratica femminista, teologica e del dialogo interreligioso.

 

L’Osservatorio nasce dalla consapevolezza che la violenza alle donne è trasversale a tutte le tradizioni religiose, anche laddove i Testi prescrivono l’uguaglianza tra i sessi. L’osservatorio è un luogo in cui si dialoga tra pari, al di là delle competenze teologiche e, in questo senso, il Direttivo dell’Osservatorio ha più un ruolo funzionale che gerarchico.

Daniela Di Carlo, coglie l’importanza dell’aspetto ecumenico dell’Osservatorio come spazio ecumenico non dogmatico e privo di quei tratti elitari che ha incontrato in altri contesti ecumenici.

Paola Lazzarini, evidenzia come le realtà che hanno portato allo sviluppo della Teologia Femminista hanno subito una deriva istituzionale, perdendo cosi parte del loro mordente. Le teologhe femministe hanno studiato e lavorato sulla Bibbia alla ricerca delle metafore e dei nomi di Dio al femminile e sulla mascolinità non predatoria di Gesù, ma finché all’orizzonte permane un padre che genera senza una madre, c’è qualcosa che manca. La tradizione cristiana in questo senso è da rivedere.

 

Diventa necessario- commenta Cavallari-  rivisitare la sessuofobia radicata nella difficoltà degli uomini a relazionarsi con il mondo femminile, dovuta alla fatica nello sviluppare la propria personalità, a distaccarsi dalla madre per assumere l’identità maschile, fatica che non è stata  elaborata e  storicamente si è espressa in una sorta di rimozione della propria origine dal corpo materno e di rivalsa, attraverso la cancellazione della madre e del femminile; questi aspetti devono essere rivisitati per poter lavorare sulla reciprocità e aprirsi all’ascolto e al volto dell’altro.