Como, verso il 17 maggio
Per la prima volta si terrà nella città sul lago una veglia ecumenica per la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia: coinvolta anche la chiesa valdese
Domenica 10 maggio, nella chiesa parrocchiale di san Giuseppe (via Bonomelli 4) a Como, si terrà alle ore 20,30 la veglia di preghiera per il superamento dell’omofobia, della bifobia e della transfobia, promossa, in collaborazione con la chiesa evangelica valdese di Como, dalla Diocesi di Como tramite l’Equipe per la pastorale con le persone Lgbt+ e l’Ufficio per la Pastorale della famiglia.
Ne abbiamo parlato con la pastora della chiesa valdese, Anne Zell, che ci ha spiegato che quest’anno per la prima volta a Como si celebra la veglia contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia: «Quella valdese di Como è una comunità piccola, interculturale, in cui non era facile impostare questo tema, ma quest’anno abbiamo iniziato un percorso con questa équipe legata anche alla Pastorale della Famiglia, della Diocesi, che fa un buon lavoro e ha sostenuto questo tema al Sinodo della Chiesa cattolica italiana. Recentemente il Sinodo ha preso una decisione in merito, invitando le diocesi e le parrocchie a sostenere iniziative contro le discriminazioni di genere». Ovviamente, continua la pastora, «mettere in pratica queste indicazioni non sarà “indolore” in tutte le chiese, ma in queste settimane di collaborazione qui a Como devo dire che sono rimasta meravigliata dallo slancio, dalla disponibilità, dal sostegno ufficiale anche della Diocesi di Como e degli altri soggetti coinvolti».
L’iniziativa è infatti sostenuta anche dall’Ufficio per la catechesi, l’Ufficio per la pastorale della scuola e dell’università, l’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, la Caritas diocesana, il Centro per la pastorale giovanile e vocazionale, il Servizio al catecumenato, l’Azione cattolica diocesana, il gruppo Agisci “Como 45”.
Il sostegno della Diocesi non era scontato, così come il fatto che non ci siano state “censure “ sulle parole: «Dico questo perché, per esempio, collaborando da più di un anno con le chiese del Ticino, per la veglia che faremo a Lugano abbiamo dovuto eliminare le parole omofobia, bifobia, transfobia…dobbiamo chiamarla “veglia contro le discriminazioni”, e ancora una volta non potrà essere ospitata in una chiesa cattolica ma si terrà nella chiesa riformata».
L’incontro del 10 maggio a Como si terrà nella grande chiesa parrocchiale di san Giuseppe, con una riflessione biblica a due voci, ed è nato proprio in modo ecumenico, spiega la pastora Zell, seguendo il tema comune a tutte le veglie di quest’anno (il versetto di Isaia 43 «Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome»), usando i materiali dell’associazione Gionata e le proposte della Refo+ (Rete evangelica fede orientamenti generi): «Per parte valdese, è coinvolto soprattutto il gruppo settimanale di studio biblico e riflessione, frequentato anche da persone che da un po’ di tempo si sono avvicinate alla chiesa valdese… Siamo contenti di questa iniziativa, che è stata pubblicizzata anche con una pagina sul giornale settimanale locale della Diocesi, che spiega bene, in modo chiaro, il senso di questa veglia e tutto il percorso fatto, per coinvolgere anche le persone dubbiose o “ansiose” rispetto a questo tipo di iniziative. Con tutta la confusione e le ideologie che ci sono è fondamentale utilizzare le parole giuste…».
In una iniziativa così controcorrente (anche a livello politico, per la città di Como), e in questo tipo di discorso, non sarà facile coinvolgere altre realtà del mondo ecumenico, come le chiese ortodosse ed evangeliche, o interreligioso, ma il tentativo è stato fatto: spiega ancora la pastora, «ho condiviso questa proposta anche con il nostro “tavolo interfedi”; sarà difficile che partecipino tutti, però sono comunque dei percorsi che si intrecciano, su alcune iniziative si cammina insieme, su altre no, ma almeno siamo informati, poi si vedrà… a volte ci sono delle sorprese!».
Due parole ancora sulla bella realtà del “tavolo interfedi”: «È un’iniziativa partita dal basso, nel 2020 (quindi inizialmente online), una delle prime in cui sono stata coinvolta fin dal mio arrivo qui. Non è un tavolo istituzionale, e questo ci dà più libertà di movimento. Ci sono comunità o persone singole che partecipano, ci incontriamo mensilmente riflettendo e pregando sui temi della pace, focalizzando l’attenzione anche su questioni più specifiche, per esempio l’ultimo incontro, in chiesa valdese, è stato su Mediterranean Hope e i Corridoi umanitari, ci troveremo sulla situazione in Libano, poi ci siamo ritrovati in un centro di quartiere per un incontro sulle danze popolari e la pace, coinvolgendo varie persone e realtà; inoltre, c’è un cinema che per il terzo anno propone film a tema interreligioso e anche in questo il nostro “tavolo” è coinvolto, abbiamo proposto diversi filoni, anche sul protestantesimo, anche questo è un tentativo per coinvolgere persone che non frequentano direttamente delle comunità di fede». Sempre all’insegna del dialogo e dell’apertura.