Manipur. I cristiani al centro di una “grave e crescente crisi umanitaria”
Attivisti accusano il governo della regione indiana di non aver adeguatamente risposto alle violenze compiute soprattutto contro la popolazione Kuki-Zo
I cristiani nella regione del Manipur, in India, stanno soffrendo una «grave e crescente crisi umanitaria» a causa delle conseguenze delle terribili violenze settarie scoppiate tre anni fa.
Nel 2023 sono scoppiati disordini di massa, con la comunità induista Meitei che ha preso di mira la popolazione Kuki-Zo, prevalentemente cristiana.
I dati ufficiali indicano che a marzo 2026 c’erano ancora 58.821 persone nei campi profughi. Durante le violenze risultano circa 7.894 case distrutte, e altre 2.646 parzialmente distrutte; inoltre, sono state confermate 258 vittime, la maggior parte delle quali Kuki-Zo, ma con un numero significativo anche di Meitei tra i morti. Sono stati segnalati infine casi di violenza sessuale, tra cui stupri di gruppo ai danni di donne Kuki-Zo.
Sebbene la fase più acuta delle violenze si sia attenuata, la regione si trova ora in una situazione di fatto di guerra fredda, in cui i Kuki-Zo e i Meitei sono separati da «zone cuscinetto» controllate dal governo.
Gli attivisti cristiani hanno criticato la risposta del governo alle violenze. Al centro delle denunce il fatto che nessuna persona sia stata condannata per gli omicidi, gli stupri o gli incendi dolosi commessi.
Rappresentanti della comunità cristiana hanno dichiarato che non parteciperanno alla nuova amministrazione statale a causa delle rivendicazioni etniche irrisolte. Molti membri della comunità Kuki-Zo ritengono che lo Stato non abbia fatto nulla per prevenire le violenze e che, anzi, possa avervi partecipato.
Una donna, vittima di uno stupro di gruppo, ha raccontato all’Indian Express di essere stata prelevata dalla sua casa dalla polizia e abbandonata in mezzo alla folla sul ciglio della strada.
Lo United Christian Forum ha scritto al Primo Ministro del Manipur affermando che è necessario fare di più per risolvere una «grave e crescente crisi umanitaria». Nel campo profughi si lotta per procurarsi i beni di prima necessità e a molti cristiani è impedito di visitare, tornare o ricostruire le proprie case e i luoghi di culto a causa della presenza di militanti indù armati.