Riesi, doposcuola presidio sociale
L’associazione Imparo divertendomi indispensabile strumento a disposizione di giovani e famiglie in un territorio difficile
«Siate salde e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutte che sperate nel SIGNORE!»; questa volta il versetto 24 del Salmo 31 va tutto rivolto al femminile, non per un vago senso di “politicamente corretto”, ma perché è tutto al femminile l’impegno portato avanti dalle maestre dell’Associazione Culturale Imparo Divertendomi di Riesi (associazione sostenuta da quattordici anni dall’8xMille Valdese). Qui siamo ad inizio maggio ma tra il vento e il sole caldo tutto sa già di mare e vacanze estive… sembra tutto così frizzante e spensierato. Per certi versi è così, la speranza e la leggerezza non ha mai abbandonato le tenaci maestre di “Imparo” (così l’associazione spesso abbreviata dai riesini), ma è stato un anno arduo che sin dal settembre scorso ha preannunciato mesi impervi. Prima la difficoltà nel trovare delle sale alternative alle ormai storiche della Chiesa valdese di Riesi a causa dei lavori di ristrutturazione del tempio (lavori per altro ad oggi non ancora partiti, che beffa!), poi il trasloco di banchi, sedie, armadi e quant’altro in una sottodimensionata stanza del Comune… la lista proseguirebbe ma credo che ormai l’antifona sia chiara. Ma in questa baraonda di imprevisti il doposcuola c’è stato e si è svolto con inarrestabile regolarità.
È stato un anno difficile, lo è stato per le maestre che per le famiglie che da anni (e per alcune anche generazioni) si fidano e si affidano a questo progetto per offrire ai figli e alle figlie un’opportunità migliore e diversa. Imparo, è sempre stata “dai Valdesi” ma come per le tante scuole valdesi in Italia, pur non nascondendo l’origine e l’ispirazione di fede, è sempre stato uno spazio aperto e plurale in cui chiunque è stato, è, e sarà accolto.
Imparo Divertendomi nasce nel 2011 dall’intuizione di
Giuseppina Gallo, membro storico della Chiesa Valdese di Riesi e maestra elementare, di proseguire, nella modalità di doposcuola, l’attività di formazione scolastica che tanto quella la Chiesa Valdese aveva offerto alla cittadinanza e al territorio riesino.
«Il necessario cambio di sede ha creato un po’ di disorientamento alle famiglie e alle bambine e ai bambini, pur tuttavia non ci siamo perse d’animo. È con grande soddisfazione che posso, e come maestre possiamo, dire di aver assicurato a bimbe e bimbi un luogo tranquillo, sereno e produttivo sotto l’aspetto dell’apprendimento»; così commenta quest’anno scolastico la coordinatrice del progetto Gallo.
Imparo è più che un doposcuola, è più che un centro ricreativo, è un luogo dove si pratica la rigenerazione sociale (e da pastore che li accompagna da quattro anni aggiungo, e di rigenerazione umana-spirituale-emotiva). Dietro i sorrisi, le facce imbronciate per un litigio momentaneo o le lacrime disperate davanti alle troppe pagine di compiti, ci sono bambini e bambine che arrivano per lo più da contesti fragili e che andrebbero tutelati ma che nei fatti sono abbandonati ai loro destini. Quante volte ho sentito frasi del tipo: «qui lavoro non ce n’è!». Parole dette con rassegnazione ma che celano un muto grido di aiuto in un territorio flagellato dalla povertà, il disagio sociale, e l’assenza di lavoro. Ed è in questo contesto, è con queste famiglie (le cui storie personali sembrano fuggite dai romanzi di Kafka), è con queste bambini e bambine che Imparo lavora dal lunedì al venerdì.
Questo doposcuola è un luogo di rigenerazione, di riscoperta del bello (ricordo il laboratorio artistico fatto l’estate scorsa sulle opere di Rothko, Kandinskij e Haring), di scoperta di essere parte di un qualcosa di più ampio di noi (e qui mi vengono in mente i laboratori, sull’importanza della riciclaggio dei rifiuti, sul ciclo dell’acqua e di quanto sia importante non sprecarla o inquinarla e sull’importanza delle api per il pianeta). Da Imparo bambine e bambini imparano che i problemi non si risolvono con un pugno, una tirata di capelli o una sequenza di coloriti insulti; i problemi si risolvono con le parole. Ma se i minori sono gli “utenti” primari, le famiglie lo sono altrettanto. Tante le volte in cui ho assistito a richieste di sostegno e di ascolto. Tantissime le occasioni in cui, grazie ad una rete di persone che credono in questo progetto, alle famiglie in difficoltà sono stati procurati pannolini, pappe, passeggini, vestitini e sciampi per i pidocchi e detersivi per la lavatrice.
Un altro anno scolastico sta rapidamente volgendo al suo termine, le settimane volano e le tante fatiche passate sembrano volare via come i petali dei mandorli in fiore. Già da qualche settimana genitori mi fermano per strada come se fossi la segreteria didattica ambulante per chiedermi se anche quest’anno Imparo farà l’Estate ragazzi; io rispondo di sì ed alcuni provano già a prenotarsi e chiedere dettagli! Chiaramente mi sento lusingato di essere ritenuto parte dello staff di Imparo ma con imbarazzo mi vedo sempre costretto a indirizzarli alla coordinatrice (Giuseppina Gallo). Eh, sì, qui l’estate arriva veloce… e come arriva se ne va.
Purtroppo la situazione dei locali non riesce a trovare per ora una sua rinnovata stabilità, dove riapriranno i battenti del doposcuola di Imparo?
Alcune mamme mi rimproveravano, non avendo compreso che il cambio di luogo era per causa di forza maggiore, dicendomi che «da voi, lì dai Valdesi, lì in via Faraci dove avete la chiesa, è tutta un’altra cosa! Lì ci si sente a casa!»… e come dar loro torto. Ma come dice il Salmo 23: «Siate salde e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutte che sperate nel SIGNORE!»; presto Imparo potrà tornare nelle sue sale e con l’associazione anche le bambine e i bambini torneranno a riempire di voci e risate il cortile e le sale della Chiesa di Via Faraci, lì, dai Valdesi. E nel frattempo, “
Nni vidimmu!”.