L’ubbidienza a Dio

Un giorno una parola – commento a Ebrei 5, 7

 

 

Vengono piangenti e imploranti; li guido, li conduco ai torrenti, per una via diritta dove non inciamperanno; perché sono diventato un padre per Israele

Geremia 31, 9

 

Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime, egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà

Epistola agli Ebrei 5, 7

Da diverse allusioni presenti nella lettera agli Ebrei, si immagina la comunità a cui si rivolge il Predicatore come una comunità esaurita, stanca: le mani sono cadenti, le ginocchia vacillanti, la frequenza è in calo e la fiducia viene meno. La comunità non è in pericolo perché va nella direzione sbagliata, bensì perché non ha più la forza per muoversi in nessuna direzione.

 

È a partire da queste constatazioni che possiamo comprendere i versetti che abbiamo davanti, in quanto ci viene proposto l’esempio di Gesù stesso il quale, pur essendo il Figlio di Dio, ha accettato la condizione umana e per questo è diventato l’autore della nostra salvezza. Davanti alla comunità che conosce la tentazione dell’abbandono, viene presentata la tentazione a cui Gesù è stato sottoposto, senza esserne sopraffatto. Le parole usate dall’autore di Ebrei sono di una crudezza che sorpassa l’angoscia che pure traspare dal racconto della notte nell’orto del Getsemani. Qui, il Cristo «offrì preghiere e suppliche… con alte grida e con lacrime». La tentazione è quindi chiaramente definita: rinunciare al momento conclusivo della sua missione, evitare il passaggio obbligato della sua messianicità, la morte.

 

Ogni scrittore del Nuovo Testamento, nel parlare della morte del Cristo esprime in un modo particolare il senso della Passione. La nostra epistola, dopo aver descritto in pochi tratti in modo così vivido la sofferenza del Cristo, dice: «imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì». Qui il filo che unisce la vicenda del Cristo alla nostra è l’ubbidienza: Cristo che ubbidisce al Padre, noi che ubbidiamo a lui. È l’ubbidienza che ci rimette nel giusto rapporto con Dio, ci permette di resistere nella sofferenza, di tener duro quando tutto sembra contraddire la volontà salvifica di Dio. Questa forza che non troveremmo mai in noi stessi, ci è donata, ed è offerta a quanti e quante accettano di essere suoi discepoli, a quanti acconsentono a seguirlo. Amen.