Un cristianesimo senza Gesù Cristo

Intervista al pastore Luca Baratto, curatore della trasmissione radiofonica di Rai Radio 1 “Culto evangelico” della Fcei, sull’attacco che Trump ha lanciato a papa Leone XIV
Riportiamo l’intervista che l’agenzia stampa Nev, nella sezione dedicata al “nuovo disordine mondiale” (https://www.nev.it/nev/tag/nuovo-disordine-mondiale/), ha fatto al pastore Luca Baratto, curatore della trasmissione radiofonica di RaiRadio1 “Culto evangelico” della Fcei (https://www.nev.it/nev/2026/04/15/un-cristianesimo-senza-gesu-cristo/)

Pastore Baratto, cosa pensa del violento attacco lanciato dal presidente statunitense Donald Trump a papa Leone XIV?

Trump si è espresso contro il papa con la stessa arroganza e protervia con cui normalmente si rivolge a quasi tutti i leader mondiali. La sua strategia negoziale è deridere, umiliare e, talvolta, insultare i propri interlocutori, siano essi alleati o avversari. La stessa cosa fa ora con papa Leone, trattandolo come un capo di stato, accusandolo di essere debole nel perseguire il crimine e pessimo nella politica estera. È stato uno sproloquio scomposto, pericoloso per Trump: certamente avrà delle conseguenze non da poco per il presidente USA.

Perché pericoloso?

Pericoloso perché Trump non solo ha dileggiato il capo della più numerosa chiesa cristiana del mondo, quella cattolica, ma ha insultato ogni credente cristiano, a qualsiasi chiesa appartenga. Come evangelico, cioè protestante, italiano trovo le parole di papa Leone sulla pace assolutamente evangeliche, cioè legate all’evangelo di Gesù Cristo; cosa che invece non si può dire di tanti esponenti evangelicals americani. Mentre su diverse altre questioni permangono significative differenze, sulla questione della guerra io, personalmente, come protestante, mi sento pienamente rappresentato dalle parole di papa Leone e prima di lui da quelle di papa Francesco. Trump ha insultato l’intero mondo cristiano. E c’è da chiedersi cosa ne penseranno gli statunitensi nelle elezioni di metà mandato.

Eppure, Trump si fa spesso attorniare da religiosi e non perde occasione per mostrarsi in situazioni che mostrino la sua devozione…

In realtà, Trump più che persona devota, ama mostrarsi come l’eletto – non dagli elettori, ma da Dio! Però è vero che Trump è spesso attorniato da pastori e religiosi; a eleggerlo in massa è stata la destra evangelical americana e anche molti cattolici lo hanno sostenuto. Trump, tuttavia, rappresenta una cristianità tossica, “un altro evangelo” per riprendere l’accusa dell’apostolo Paolo nell’epistola ai Galati. È un cristianesimo senza Gesù Cristo e lo dimostra il fatto che, subito dopo la sparata contro Leone XIV, Trump ha diffuso un’immagine IA in cui prende il posto di Gesù Cristo nel compiere un miracolo. Non c’è Gesù, c’è Trump. È un cristianesimo senza Gesù Cristo che non si trova solo negli Stati Uniti, ma gira con successo in giro per il mondo

Nelle parole di Trump c’è qualcosa che l’ha scossa da un punto di vista teologico?

Da un punto di vista teologico, dello sproloquio di Trump mi ha colpito soprattutto l’accusa a Prevost di essere debole. Trump conosce solo la forza e il diritto della forza; come pure il cristianesimo che echeggia nei palazzi governativi statunitensi è quello di un Dio forte e senza misericordia. In realtà, Trump non sembra saper riconoscere la potenza di una forza morale o spirituale. Gesù è espressione della debolezza di Dio che sa vincere il mondo. Gesù ha compiuto miracoli e gesti eclatanti, come buttar fuori dal tempio i mercanti, ma nell’ultima settimana della sua vita non ha reagito alla violenza che lo ha colpito, si è mostrato debole, facendo apparire i suoi aguzzini esattamente per quel che erano. I riformatori dicevano che con la croce Dio si mostra “sub contraria specie”, cioè nel modo in cui non ci si aspetta: non nella vittoria e nel potere che schiaccia, ma nella sconfitta e nel dolore di chi è schiacciato.

Prima diceva che questo tipo di cristianesimo non è presente solo negli Stati Uniti. Dove?

Certo, non solo negli Stati Uniti esiste un cristianesimo senza Gesù Cristo, cioè con le forme della fede ma non con le parole di Gesù. Nel giorno del Natale ortodosso, il presidente russo Putin ha spiegato che i suoi soldati stanno combattendo una battaglia per Cristo. È la blasfemia del nazionalismo cristiano che fa di Dio il dio di un popolo, un dio locale e non universale, come invece è nel cristianesimo. Ma ricordo anche una notizia letta sui media italiani anni fa: a un comizio di un ministro del nostro governo di allora, un ragazzo che portava un manifesto con su scritto “Ama il prossimo tuo”, è stato malmenato da un gruppo di sostenitori politici dell’oratore. Un cristianesimo senza Gesù e senza le sue parole esiste anche da noi.