Genova. «Sferruzza e uncinetta» al Circolo valdese

L’iniziativa per riscaldare gli inverni delle persone senza fissa dimora… e fare comunità

 

«Lavorare con altri e per altri, ferri alla mano per aiutare chi ha bisogno nella nostra città!». È il motto di un’iniziativa originale, «Sferruzza e uncinetta». Ce la raccontano la pastora Ulrike Jourdan e Stefania Bozzolo, pastora e presidente del concistoro della chiesa valdese di Genova. Originale ma non unica: all’estero, lo “sferruzzamento” solidale è una prassi, e del resto anche in Italia quante sciarpe e calze per i soldati sono state prodotte dalle “madrine di guerra”? 

Stefania ci spiega che «l’idea è nata perché alcuni membri della nostra Chiesa, in primis il pastore William Jourdan, partecipano al progetto “Emergenza freddo”, un sostegno alle persone che vivono per strada, sia materiale (tè caldo, zuppe, coperte), sia morale, spirituale, anche se non nasce per fare proselitismo». 

 

Questo servizio si svolge di notte, aggiunge la pastora, «un momento in cui c’è più tempo ed è più probabile che le persone abbiano anche voglia di parlare, abbiano piacere che qualcuno si prenda tempo per loro».

Proprio perché si svolge di notte, continua Stefania, «non tutti hanno la forza e la possibilità di svolgere questa attività, per l’età o la vita personale. Ci è quindi sembrato utile coinvolgere i membri di chiesa con questa nuova attività, aperta a tutti, anche se alla fine siamo tutte donne». L’idea delle sferruzzatrici, che si trovano un venerdì al mese alle 15,30 al Circolo valdese di via Curtatone, «è produrre oggetti semplici, guanti, calze, berretti, sciarpe, con i ferri o l’uncinetto, secondo le capacità di ognuna, e consegnarli nelle uscite notturne a chi ne ha bisogno».

 

Questo progetto ha tanti effetti positivi, spiega Ulrike: «Ci si incontra come donne, si parla in modo diverso, si può anche stare semplicemente ad ascoltare mentre si lavora e Giorgio legge per noi, questa è già di per sé una cosa bellissima».

Il “lettore” è Giorgio Ansaldo, attore e regista teatrale, responsabile del gruppo teatro della chiesa, e i testi sono di ispirazione biblica: lo scorso anno il copione di un film su Gesù, quest’anno la storia di Barabba. Spiega ancora la pastora: «Mentre in uno studio biblico c’è molta “testa”, qui si lavora con le mani e i commenti escono più “di pancia”, anche da parte di chi di solito non parlerebbe, e mi sembrano commenti molto significativi, che spaziano su qualunque argomento, con grande libertà».

 

Un altro aspetto importante è il ricambio generazionale, continua Ulrike: «C’è un bel mix, vengono anche persone più giovani che hanno piacere di imparare e confrontarsi. E poi siamo riusciti a interessare persone non solo nella comunità, per esempio la madre di un’operatrice della Diaconia ha sentito parlare del progetto e ha voluto collaborare preparando delle sciarpe».

Stefania spiega che il gruppo sospenderà gli incontri a giugno, «ma è probabile che, ognuna col suo ritmo, produrremo qualcosa anche a casa!». Questa è una prassi del gruppo: «Quando abbiamo cominciato l’attività, all’inizio del 2025, abbiamo deciso di vederci una volta al mese per non impegnare troppo le persone, però con l’impegno di lavorare anche a casa, quindi quando ci vediamo molte arrivano già con due o tre oggetti».

 

Finora il gruppo, 10-12 persone, ha prodotto e distribuito una cinquantina di oggetti, utilizzando quasi esclusivamente doni (anche ingenti) di lana: un’iniziativa che permette anche di sottolineare l’utilità del riuso e la riduzione degli sprechi.

«Qualcuno potrebbe dire che si trovano indumenti già fatti, a poco prezzo, – sottolinea la pastora –, invece di fare tanto lavoro, ma una sciarpa fatta a mano ti comunica qualcosa, ed è proprio questo che vogliamo dire e dare alle persone: speriamo che queste sciarpe possano parlare anche al cuore!».

Le fa eco Stefania: «Sicuramente acquistando gli indumenti avremmo potuto averne una quantità maggiore, però l’obiettivo era di dare alle persone qualcosa che è stato fatto apposta per loro».

 

Sebbene finora, anche per pudore, le “sferruzzatrici” non abbiano chiesto ai volontari quali reazioni ci siano ai loro doni, l’obiettivo di coinvolgere le persone è stato raggiunto: questo è uno di quei casi in cui copiare dagli altri è una cosa positiva, quindi l’invito è a lasciarsi ispirare, ogni piccolo gesto è un seme gettato, che magari germoglierà in luoghi e tempi inaspettati.

Oltretutto, conclude la pastora, è un beneficio anche per chi svolge questa attività! «Ci divertiamo molto, e il lavoro manuale è qualcosa che piace anche ai giovani, questo lavoro costante, ritmico rilassa il respiro e la mente e dopo un’ora si sta veramente bene!». Provare per credere.