La generosità di Dio
Un giorno una parola – commento a II Corinzi 9, 8
Il Signore, il tuo Dio, sta per farti entrare in un buon paese: paese di corsi d’acqua, di laghi e di sorgenti che nascono nelle valli e nei monti
Deuteronomio 8, 7
Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quello che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona
II Corinzi 9, 8
Immagino che quasi tutti abbiano già sentito l’espressione teologia della prosperità. Non è agevole dire in due parole di che cosa si tratti ma, se dovessi ridurre all’essenziale, la tratteggerei così: è quella visione secondo la quale la ricchezza e il benessere dei singoli sarebbero il risultato della benedizione (e quindi dell’approvazione di Dio) e la mancanza di mezzi, al contrario, sarebbe un segno della riprovazione di Dio. In varie parti del mondo, vi sono araldi di questa visione: in alcuni luoghi – più ancora che in altri – essa genera uno stravolgimento completo del messaggio evangelico (per dirla con Paolo: un vero e proprio altro evangelo, tutt’altro che lieto).
C’è una differenza fondamentale tra l’abbondanza a cui fa riferimento l’apostolo nella seconda lettera ai Corinzi e l’abbondanza celebrata dalla teologia della prosperità. L’apostolo Paolo ci parla di un Dio generoso che guarda ad un benessere della vita delle persone che non è fine a se stesso: Dio desidera per le sue figlie e i suoi figli una serenità che è radice di frutti ulteriori.
L’abbondare della sua grazia determina abbondanza verso altri, attraverso tutto ciò che può essere buono per gli altri. La teologia della prosperità, al contrario, non considera nessun orizzonte di moltiplicazione dell’abbondanza, soltanto l’egoistica concentrazione sul sé. L’abbondanza è, in questo caso, l’unico obiettivo.
Per Paolo, l’abbondanza non è mai un obiettivo, perché diverrebbe un idolo al pari di altri idoli: la generosità di Dio è invece sempre uno strumento di ulteriore servizio. Amen.