È il tempo del Creato!

Il patriarca Bartolomeo: «la crisi ecologica è una crisi della libertà umana, della nostra religione e della filosofia, e ancora del nostro ethos e della nostra cultura»

 

 

1° settembre – 4 ottobre, al via il Tempo del Creato, il tradizionale tempo liturgico legato a riflessioni sulla nostra Terra e sulla necessità di salvaguardarla. Dedicato alla preghiera e alla cura della Terra, viene accompagnato da un dossier di materiali curato ogni anno dalla GLAM (Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia).

 

Quest’anno per la prima volta viene aperto da una nuova celebrazione liturgica perché la Consultazione sui testi comuni (Cct) ha adottato ufficialmente la Festa della Creazione, nota anche come “Festa della Creazione in Cristo”, inserendola nel Lezionario Comune Riveduto (Rcl) per un periodo di prova di tre anni.

Considerando che il lezionario definisce il calendario di molte chiese protestanti, si tratta di una svolta storica nell’ecumenismo cristiano, frutto di un processo di anni.

 

 Il patriarca ecumenico Bartolomeo ha celebrato l’avvio del periodo liturgico caratterizzato alla cura del Creato con un messaggio in cui ha descritto la crisi ecologica come «una crisi della libertà umana, della nostra religione e della filosofia, e ancora del nostro ethos e della nostra cultura». 

Ha inoltre esortato l’umanità a costruire un «corpus di valori fondamentali comuni», fondato sulla solidarietà.

 

Il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ha istituito questa ricorrenza nel 1989. Di anno in anno, un numero sempre maggiore di chiese cristiane vi ha aderito; il patriarca ha definito tale crescita «un simbolo e una promozione concreta dell’Unità dei cristiani».

L’umanità, ha aggiunto, «deve finalmente smettere di agire come se non sapesse e deve abbandonare definitivamente l’illusione che il pianeta Terra possa reggere all’infinito i pesi e la distruzione causati dall’attività umana, o che la natura abbia il potere di rigenerarsi autonomamente». 

 

Ha inoltre esortato a considerare la «responsabilità ecologica» come un «imperativo categorico», valido tanto a livello individuale quanto globale.

Il modello dominante di comportamento umano, ha avvertito, è esemplificato dalla figura evangelica del «ricco stolto» (Luca 12,17-21): esso alimenta quello che egli ha definito «geocidio», il consumismo e lo sfruttamento della natura a fini economici e geopolitici. 

Al suo posto Bartolomeo ha invece chiesto una «svolta copernicana» nel modo in cui l’umanità concepisce il progresso e la propria relazione con il creato.

 

«Ezechiele vide l’acqua scorrere dal tempio fino a raggiungere il mare e a renderlo fresco, e alberi sulle sue rive che davano frutti per nutrire e foglie per guarire», ha affermato il pastore Jerry Pillay, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese.

«Questa è la promessa che questo Tempo del Creato offre alle chiese: dove scorrono le acque della presenza di Dio, ciò che sta morendo può tornare a vivere. Molte delle nostre chiese membre si trovano tra le comunità che già vivono questa crisi, tra siccità e inondazioni. Per loro, preghiera e azione non sono due vocazioni separate, ma una sola: le chiese sono chiamate a diventare parte della guarigione del fiume, non a rimanere sulla riva a guardare».

 

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale conferma che il luglio 2026 è stato il più caldo mai registrato. L’anno ha portato inondazioni monsoniche in Bangladesh, 700.000 persone evacuate in Cina, incendi che hanno bruciato 250.000 ettari in Europa e temperature vicine ai 49°C nel Nord Africa. Il 28 luglio, il segretario esecutivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Simon Stiell, ha affermato che l’allarme climatico «risuona da ogni direzione».

 

 

Foto: Paul Jeffrey/Life on Earth Pictures