Il grido di dolore della Palestina

Sentita e partecipata serata al tempio valdese di Torre Pellice con il pastore luterano di Betlemme Munther Isaac

 

L’interno del tempio valdese di Torre Pellice (To) da un anno in qua è letteralmente foderato da file e file di fogli di carta pinzati fra loro. Scendono come liane dalle tribune laterali e dalla cantoria, avvolgono il semicerchio dell’abside. Sono tantissimi. Ogni foglio contiene 50 nomi. Sono i nomi di donne, uomini e bambini morti nella Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, giorno del folle piano omicida messo in atto dall’organizzazione politica e militare Hamas ai danni di militari e civili israeliani. L’impatto scenico è impressionante, ci ricorda la tragica enormità di quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. In un solo anno la drammatica contabilità è aumentata di oltre ventimila nomi.

 

 

«L’abbiamo fatto per tenere davanti agli occhi, soprattutto quando ci riuniamo qui in preghiera, quello che vorremmo tanto far finta di non vedere e che invece siamo chiamati a vedere e anche ad ascoltare. Questa lista stasera trova una voce, la voce di chi quei nomi li ha visti, li ha pianti, li ha seppelliti, di chi ha anche annunciato la resurrezione e la speranza».

 

In questo modo il pastore valdese di Torre Pellice Michel Charbonnier ha voluto introdurre ieri sera 20 agosto la testimonianza del pastore e teologo luterano di Betlemme Munther Isaac, ospite della serata organizzata da gruppi e associazioni interconfessionali (Dalla parte di Abele, Ambasciatrici e Ambasciatori di Pace dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, Commissione Globalizzazione e Ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Cipax, Centro interconfessionale per la Pace) per tenere ancora e sempre accesi i riflettori sul dramma in corso, per sentire dalla viva voce di un testimone diretto il grido di dolore rivolto al mondo da parte delle popolazioni palestinesi.

 

«Dove è Dio in questo frangente mi chiedono i cristiani in Palestina: non è facile rispondere. Provo a dir loro che non è corretta la domanda perché questo non è un terremoto, un fenomeno naturale, è un genocidio commesso da esseri umani. Dico loro di chiedersi e di cercare Dio dove sono le persone buone in questo mondo. Ecco perché per me è importante essere qui: perché nel mondo tante persone non sono in silenzio, non tutte le chiese restano in silenzio, e questo mi riempie di gratitudine».

 

Così ha esordito il pastore Isaac, moderato dalla giornalista Gaëlle Courtens, di fronte a un pubblico che ha riempito ogni posto disponibile nel tempio.

Nell’occasione è stato commentato un testo, “Un momento di verità La fede in tempo di genocidio”, che il gruppo interconfessionale di cristiani palestinesi “Kairos” ha dato alle stampe nel novembre del 2025 al termine di un lungo processo di confronto, dialogo, correzioni nel tentativo che quanto scritto rappresentasse a pieno l’immenso abisso di impotenza e dolore vissuto dalle popolazioni civili e il loro appello alla nostra azione.

 

«Per favore – ha voluto precisare in un accorato appello – non dite che siamo noi palestinesi a chiamare tutto questo genocidio. Lo hanno definito come tale note organizzazioni umanitarie, anche israeliane, lo hanno detto le Nazioni Unite, gli osservatori internazionali. Eppure ci ritroviamo ancora nel paradosso di dover spiegare, direi spesso giustificare, quanto stiamo patendo sulla nostra carne viva».

 

Guardare e dire la verità, questo ha mosso gli estensori del testo, anche se la verità è dolorosa, anche se, come detto dal pastore Charbonnier, «ci disturba vederla. Ma Gesù non è stato equidistante, è stato dalla parte dei poveri, degli ultimi, e allora la fedeltà al vangelo non ci chiede neutralità, ma di stare con le vittime e di ascoltarne il grido».

Quel grido è arrivato forte ieri sera.

 

Il pastore Isaac ha poi commentato l’attuale situazione a Gaza e in Cisgiordania, i continui attacchi patiti dalle popolazioni rurali, l’avvelenamento dei pozzi, la distruzione di pascoli e abitazioni, «nel tentativo sistematico messo in atto da coloni e esercito, di cacciare tutte e tutti noi palestinesi dalla regione, ampliando e collegando fra loro tutti gli insediamenti israeliani».

Insediamenti, ricordiamo, tutti illegali «ma il diritto internazionale nei nostri confronti non conta nulla». Per questo «le condanne morali non contano nulla. Israele sa di poter agire impunemente perché nessuno gli ha mai imposto di rispettare il diritto internazionale. Così passo dopo passo siamo giunti alla tragedia in cui ci troviamo oggi. Serve ben altro, servono azioni concrete: rotture di relazioni, sanzioni, boicottaggi. Senza pace e giustizia reali come si può voler imporre una riconciliazione?».

 

La lettura finale di Gaëlle Courtens delle parole del Salmo 85,10 testo che apre il documento “La fede in tempo di genocidio”, ha rappresentato l’auspicio cui tutti guardano: «amore e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno».

 

Nei prossimi giorni pubblicheremo una intervista al pastore Munther Isaac, realizzata poche ore prima della serata di giovedì 20 agosto.

 

Qui di seguito, e nella pagina Youtube di Radio Beckwith cliccando qui, il video completo della serata: