I molti volti del lavoro con il territorio

Torre Pellice, 21 agosto: una nuova edizione dell’incontro “Frontiere diaconali”

 

«Come ente ecclesiastico che opera nel terzo settore non possiamo operare in modo disconnesso rispetto ai territori in cui agiamo. La presenza dei nostri servizi è legata alla presenza delle chiese valdesi e metodiste che nel corso del tempo si sono radicate nel territorio e hanno sviluppato un patrimonio di relazioni e di fiducia che abbiamo la responsabilità di preservare e valorizzare», ci dice Loretta Malan, segretaria esecutiva della Diaconia valdese – Csd, nel definire un ambito di attività che è innanzitutto di relazione con le realtà sociali, culturali e comunitarie dei luoghi dove la Diaconia opera, e che sono state al centro del 18° incontro “Frontiere diaconali”, venerdì 21 agosto, alla vigilia dei lavori sinodali a Torre Pellice. «Il dialogo con il territorio attraverso i nostri servizi, progetti e collaborazioni è testimonianza evangelica: è la parola che diventa azione. Siamo chiamati ad affiancare i territori nella ricerca di soluzioni a bisogni sempre più complessi, mettendo a disposizione la nostra capacità di fornire risposte flessibili e innovative, capaci di attrarre nuove risorse. È questo approccio che fa di noi, non un mero erogatore di servizi ma un soggetto che agisce nell’interesse generale, promuovendo il cambiamento sociale».

 

«Diaconia e Territorio», dunque, era il titolo dell’incontro, come pure del Quaderno della diaconia n. 21, uscito per l’occasione. Un volume che nasce – ha detto il presidente della Comm.ne sinodale per la diaconia Daniele Massa – «per rifiutare l’idea del territorio come un semplice perimetro geografico o un ricettore passivo di interventi standardizzati». La riflessione corale che lo attraversa mira a «mettere a fuoco cosa significhi oggi abitare i luoghi», con tutto ciò che ne consegue. «Mai come oggi – prosegue Malan – è necessario creare delle reti che collaborano in sinergia. L’efficacia dei servizi e dei progetti dipende dalla capacità di leggere e ascoltare i bisogni delle comunità, rispettare i valori e i ruoli delle istituzioni e integrarsi nel tessuto socioeconomico locale. Non possiamo promuovere la costruzione di società inclusive, rispettose della dignità e dei diritti delle persone, se non entrando dentro il tessuto sociale, accettando la contaminazione reciproca, promuovendo la costruzione di un ecosistema territoriale strutturato, in grado di affrontare le complessità del nostro tempo».

 

Gli interventi (due giri di domande per sei persone, sollecitate da Nadia Delli Castelli, membro della Csd) hanno permesso di chiarire proprio questa mission, nei vari settori: dal rapporto di collaborazione e sussidiarietà con le Istituzioni pubbliche, in parallelo con il mondo del Terzo settore e dell’associazionismo (Gianluca Barbanotti) allo specifico del territorio del Pinerolese/Valli valdesi (Marco Armand-Hugon); dal ruolo dell’Otto per mille (fondi pubblici che cerchiamo di “restituire” sotto forma, anche, di testimonianza, ha detto Manuela Vinay, responsabile dell’Ufficio relativo presso la Tavola valdese) alle inedite interazioni fra sviluppo caotico del turismo e ruolo delle Case valdesi (Daniele Del Priore: i proventi del turismo possono essere finalizzati a beneficio delle persone più fragili). Particolare attenzione alle diverse situazioni locali sono quelle dei “Social Point”, illustrati da Claudia Garbuglia, responsabile del Servizi inclusione a Bologna («veri e propri “presidi di prossimità”, spazi di incontro e condivisione, multiculturali e aperti a tutta la cittadinanza, in collaborazione con le chiese locali: Torino e Reggio Calabria», quest’ultimo di recente avvio.

 

Nell’illustrare il Quaderno, Silvia Davit, responsabile della Comunicazione della Csd, ha spiegato anche il concetto di ecodiaconia: se tutti siamo preoccupati di come sarà l’ambiente, in futuro, per chi ci è prossimo, dobbiamo considerare che «il prossimo si allarga a tutto il Creato». Quindi, diaconia, territorio e ambiente.

Messaggi impegnativi, in grado di innescare operatività concrete ma anche nuove consapevolezze da cui nessuno potrà dirsi esente: «Le conflittualità del territorio si affrontano attraverso il dialogo e il confronto continui pur senza venire meno alla responsabilità di tutelare i diritti delle persone più vulnerabili e facendo sentire la nostra e la loro voce attraverso azioni di denuncia mirate. Riflettere sul territorio significa agire la nostra mission di servizio con le persone per costruire insieme una società più giusta e inclusiva», ci dice ancora Loretta Malan. Un compito impegnativo, ma in grado anche di muovere all’entusiasmo.