Il vissuto religioso in Europa, Stati Uniti e America Latina
Continua il racconto della sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche
Il panorama religioso sotto la lente della sessione di formazione ecumenica del Sae – Segretariato attività ecumeniche a Camaldoli si è allargato lunedì pomeriggio in una visione globale con l’esame dei vissuti diversi di tre continenti. La secolarizzazione in relazione alle chiese, tema della 62° edizione, non è mai la stessa e, dove è presente, si mostra in proporzioni e maniere diverse. Da Dublino, lo storico delle religioni e teologo Massimo Faggioli, professore di ecclesiologia al Trinity College, membro della redazione de Il Regno, ha parlato della situazione statunitense della quale ha un’esperienza ventennale e alla quale sta tornando come docente all’Università di Villanova, Philadelphia.
Nell’introduzione, ha premesso che si è abituati a pensare agli Stati Uniti come a un’estensione dell’Europa, opinione che è stata vera in modo parziale e lo è ancora meno rispetto alla religione. «Negli Usa la religione, la politica e la società hanno una relazione di controtempo e di contropiede».
Nell’America del nord la prima libertà è quella religiosa: essere religiosi, praticare una religione in modo non determinato dallo Stato. Non esiste una Chiesa di Stato, ma fino agli inizi del 900, ha sottolineato il relatore, lo Stato ha escluso i cattolici dalla lista delle tradizioni cristiane accettate. Con il trumpismo, la libertà religiosa viene riconosciuta alle chiese cristiane e a un certo tipo di ebraismo, in modo minore all’islam. C’è uno sforzo politico di reimporre il cristianesimo come la religione americana.
Secondo Faggioli, è difficile parlare di secolarizzazione in America perché, se esiste, è un’idea dell’Europa moderna, dalle guerre di religione in poi, molto meno negli Stati Uniti. A questo concorre anche il fatto che il termine più difficile da tradurre in inglese è laico e laicità, per una questione ontologica. Il concetto è obliquo rispetto al dna stesso degli Stati Uniti, che non è una nazione come le altre, è un atto di fede ancora prima di una convenzione politica.
Lo storico si è poi concentrato sulle situazioni delle diverse confessioni cristiane, che hanno avuto traiettorie diverse di evoluzione e involuzione negli ultimi cento anni. Le componenti del cristianesimo americano – evangelica, latino americana, asiatica, e tutte le diverse componenti cattoliche – si posizionano in modo diverso rispetto alla secolarizzazione.
Faggioli ha parlato della frammentazione delle denominazioni protestanti che si dividono su temi come le culture, la sessualità, il gender e la questione razziale, mentre il cattolicesimo si mostra come un’alternativa, la sola grande chiesa che non si divide formalmente.
La sua opinione è che la secolarizzazione nell’America del nord tocchi maggiormente il mondo protestante perché esso si concede più facilmente a un certo tipo di modernità americana di imprenditoria e di commercio, tecnologica e tecnocratica, mentre il cattolicesimo non solo resiste meglio, ma diventa una chiesa rifugio. Se una persona non abbraccia il cristianesimo, abbraccia comunque qualcos’altro, vede la salvezza nella tecnologia, che diventa una forma di religione.
Il vero problema americano non è la secolarizzazione rispetto alla fede in Dio, ma la secolarizzazione rispetto alla religione civile americana, un insieme di credenze per cui l’America è “la nostra chiesa”. C’è una crisi di fede nella religione civile.
Il trumpismo, sostiene Faggioli, non è solo il populismo, ma una forma di messianismo, che promette una salvezza politica e si pone su un sostrato americano: il Paese come la nazione eletta da Dio. Devi credere nell’America. È un problema importante, perché non c’è nessuna secolarizzazione più pericolosa che la caduta di fede nell’America.
Ha concluso lo storico: oggi il Paese è molto più colorato, chi fa opinione non proviene dal mondo europeo. C’è un protestantesimo non occidentale. Il trumpismo vuole che il cattolicesimo e il protestantesimo perdano il controllo sugli Stati Uniti. I pastori protestanti attorno alla Casa Bianca non sono tutto il protestantesimo americano, ma ne fanno parte integrante. La regola è diversa da quella che era.
Sergej Tikhonov, docente all’Istituto teologico Sant’Eufemia di Reggio Calabria e dell’Istituto di scienze religiose di Reggio Calabria, maestro iconografo, ha parlato della confessione cristiana ortodossa nelle diverse aree dell’Europa orientale. Essa ne rappresenta la principale matrice identitaria culturale. Le percentuali più alte sfiorano il 90 per cento della popolazione che si riconosce nell’Ortodossia. Lo studioso ha presentato un ampio excursus sulla storia dell’est Europa nel XX secolo, sottolineando gli effetti dei regimi totalitari del blocco sovietico che ha portato a una secolarizzazione forzata della società e a un ateismo militante. Il culmine è stato raggiunto nell’Unione sovietica con persecuzioni feroci, chiese distrutte, preti e fedeli uccisi. In Romania il regime ha avuto un atteggiamento più conciliante verso le Chiese ortodosse perché erano un tutt’uno con l’identità nazionale romena.
Con la dissoluzione del regime sovietico, la caduta dei governi comunisti dal 1989 e il crollo del muro di Berlino è iniziata una notevole ripresa religiosa, in un passaggio repentino con forti interrogativi alle Chiese.
Tikhonov ha diviso il cammino dell’epoca post sovietica in tre archi temporali: l’ultimo decennio del’900, il ventennio 2000-2020, e il periodo che arriva a oggi.
Nel primo periodo c’è stato molto interesse verso la religione in generale e molte persone sono approdate all’Ortodossia, pur senza conoscerne i fondamenti. In molti Paese era necessario ripristinare chiese e monasteri che erano stati spogliati e adibiti ad altri usi. Le comunità monastiche erano state disperse, e i preti sterminati. La maggior parte della popolazione era affetta da analfabetismo religioso. È emersa un’enorme domanda sacramentale.
In Romania il regime non ha potuto spegnere l’afflato religioso che accompagna le tradizioni popolari. La fede è rimasta radicata nella coscienza del popolo romeno ed è in contrasto con una forte povertà materiale. La Chiesa ortodossa è garante dell’unità nazionale in una situazione di forti pluralismi etnici, linguistici, politici e culturali. In collaborazione con lo Stato, dai primi anni ’90 sono stati sostenuti seminari e accademie teologiche ed è stato ripristinato l’insegnamento religioso ortodosso nelle scuole. La Chiesa ha istituito nuove strutture caritative e ha intensificato quelle esistenti.
In Bulgaria il regime comunista ha avuto forti ripercussioni sulla religione. L’ateismo era parte essenziale dell’ideologia. La nuova Costituzione definisce religione tradizionale la confessione ortodossa orientale, ma lo Stato non contribuisce ai bisogni chiese se non con la concessione di qualche terreno. La frequentazione delle chiese non è alta, pochi sono i ministri di culto.
In Serbia la maggior parte del clero è stato annientato dagli ustascia e poi dai comunisti. Molte chiese sono state distrutte. Le generazioni sono cresciute senza l’educazione religiosa. Oggi c’è un ritorno di massa in chiesa che coinvolge i giovani.
Nella seconda parte della sua relazione, Tikhonov ha parlato della ricerca di una dottrina sociale della Chiesa ortodossa, un problema ancora più impegnativo del ripristino dei luoghi di culto. Per illustrare questo, ha commentato due importanti documenti, uno della Chiesa ortodossa russa (Fondamenti della concezione sociale della Chiesa ortodossa russa, 2000), l’altro del Patriarcato ecumenico (Per la vita del mondo, Verso un ethos sociale, 2020).
Argomenti chiave del testo russo sono i rapporti tra Chiesa e Stato, guerra e pace morale individuale, salute e sanità, problemi di bioetica, chiesa e mass media, globalizzazione e secolarismo. Il testo costantinopolitano parla di attività della chiesa nella sfera pubblica, povertà e ricchezza, giustizia civile, relazioni ecumeniche e diritti umani, rapporto con la scienza.
Il docente ha spiegato che Mosca si sofferma sulla dottrina della sinfonia bizantina, una cooperazione tra Stato e Chiesa declinata per l’era post sovietica. Stabilisce fermi criteri di coesistenza con lo Stato: pur professando la reciproca non ingerenza, si riserva il diritto alla disobbedienza civile nel caso lo Stato imponga leggi contrarie alla morale cristiana.
Costantinopoli supera la nostalgia della sinfonia imperiale riconoscendo il pluralismo e la laicità dello Stato come spazi neutrali in cui i cristiani possono agire liberamente. Non cerca alleanze per imporre i dogmi cristiani, ma promuove una forte difesa della democrazia.
Il documento russo guarda con diffidenza alla dottrina occidentale dei diritti umani, che sono ritenuti validi solo se subordinati ai doveri morali e alla legge di Dio. Ammette l’economia di mercato come legittima, con cautela. Condanna le speculazioni e l’usura. Pur condannando la violenza, ammette la legittimità della guerra difensiva a protezione della propria patria.
Il documento di Costantinopoli critica il capitalismo deregolamentato e il neoliberismo globale e invoca una reale giustizia distributiva globale. Rifiuta qualsiasi giustificazione religiosa, definendo le teorie della “guerra giusta” o della “guerra santa” estranee alla tradizione ortodossa. L’uso delle armi viene tollerato come male minore.
Riguardo alla secolarizzazione, ha continuato Tikhonov, per il documento moscovita non è un processo sociologico neutro, ma un progressivo allontanamento spirituale dalla verità divina. Per il testo costantinopolitano la secolarizzazione è vista come un fenomeno complesso che, nonostante presenti rischi di materialismo, ha il merito di avere liberato l’umanità da vecchie forme di oppressione.
Nell’ultima parte del suo intervento, Tikhonov ha disegnato la figura di un chierico ortodosso dell’Europa dell’est, marito e padre, che ha anche il compito del sostentamento della propria famiglia, dipendendo dalle offerte che i fedeli lasciano negli “offici privati” (sacramenti) e, nella diaspora occidentale, da un lavoro secolare.
Le mogli hanno un ruolo fondamentale nella vita parrocchiale e nell’accoglienza comunitaria, cantano e dirigono i cori. La chiesa domestica del presbitero è modello per le altre famiglie.
Tra le nuove sfide dei parroci c’è quella di affrontare l’impatto sui fedeli delle informazioni frammentarie sulla fede veicolate attraverso le nuove tecnologie da guru che spingono a un’ascesi durissima o a posizioni ultranazionaliste. Una forte esigenza pastorale è quella di avere nuovi catechismi e di valorizzare maggiormente l’Eucaristia. Secondo Tikhonov «è importante conservare e approfondire la memoria dei nuovi martiri e confessori della fede che hanno reso possibile l’esistenza e l’attività delle Chiese ortodosse durante le persecuzioni sovietiche. L’Ortodossia deve essere viva e le Chiese capaci di offrire delle risposte all’uomo contemporaneo in una società liquida, frammentata e secolarizzata».
Uno sguardo “disincantato” sull’America Latina è quello di Hanz Gutierrez, laureato in filosofia, teologia e medicina, docente di Etica, Bioetica, Filosofia della Religione, teologia della salute, psicologia della religione presso la Facoltà avventista di teologia di Firenze.
Contro gli euforici della secolarizzazione, che prevedono il tramonto della religione, la secolarizzazione è stata costretta a un drastico ridimensionamento, ha esordito il docente. «La religione si scopre profondamente toccata, influenzata senza governo, nel paradigma della secolarizzazione. La religione che conosciamo oggi, quella avventista, è per molto figlia della secolarizzazione e si presenta come un’estensione paradossale della stessa secolarizzazione, a prova che la secolarizzazione ha ceduto nella forma, ma non nella sostanza e nella trasversalità. Io sono più secolarizzato di quando sono arrivato 30 anni fa a Firenze. A noi, uomini del sud, a me, la religione che in occidente è di ritorno appare, tutto sommato, disincantata, come lo è tutto l’occidente. Sono disincantate la scienza, la politica, l’economia, anche le teologie e le ermeneutiche. Non è facile sbarazzarsi della religione ma neanche della secolarizzazione».
Secondo Gutierrez, non basta, per superare la secolarizzazione, andare di più in chiesa o provare a leggere la Bibbia. «La secolarizzazione non è evento storicamente circoscritto, è un meccanismo culturale paradossale che agisce anche di nascosto, e dunque bisogna approcciarla con umiltà, onestà e curiosità. La complessità della secolarizzazione si manifesta nelle forme diverse e contrastate che la secolarizzazione ha partorito: più antireligiosa in Europa, più inclusivamente pluralista negli Usa. Quella dell’America Latina fa una magra figura, perché è descritta come mancante incompleta».
Il teologo rovescia questa tesi. «L’Europa non ha capito che la secolarizzazione latino-americana non è incompleta, ma di natura diversa, incantata. Sono un difensore della secolarizzazione incantata, prodotta dalla spiritualità latinoamericana, da un fenomeno secolare come il realismo magico, più conosciuto nella letteratura latino-americana. Questa secolarizzazione, che l’Europa vorrebbe un riflesso e non lo è, ha vita propria, attiva. Le diaspore del sud del mondo nelle nostre città non sono residui arcaici ma esperimenti ipermoderni. Nell’applicazione della secolarizzazione europea, la secolarizzazione incantata sudamericana rovescia il paradigma e pretende di insegnare qualcosa alla secolarizzazione europea».
Per il tipo di uso della tecnologia, per l’economia di mercato, la configurazione dei territori come stati nazione più di 200 anni fa, per il grado di differenziazione dei ruoli sociali, non si può dire che l’America Latina non sia moderna e non sia stata profondamente toccata dalla modernità, ha continuato Gutierrez. «Questa modernità assimilata paradossalmente è porosa, non si chiude, perché prova a filtrare la presenza di Dio. La secolarizzazione incantata non si gioca in chiesa ma fuori dalla chiesa. La maggior parte dei latino americani cristiani è eterodosso rispetto alla propria chiesa, perché fa ciò che gli viene negato in chiesa. Io provo a fare una rilettura della teologia della liberazione. Non è un’eccezione. È uno dei prodotti ricorrenti. Siamo un continente ibrido, misto dal punto di vista culturale, proviamo a mettere insieme modernità e fede in modo originale».
Il relatore ha ripreso due domande che la teologia pone alla modernità e al cristianesimo moderno: «“Può esistere una religione senza incantesimo? L’incantesimo mette necessariamente da parte la ragione?”. Io rispondo di no. La secolarizzazione incantata latino americana presuppone quattro spostamenti teologici importanti: 1) il passaggio dall’individuo al gruppo; 2) dalla chiesa alla vita o al mondo. Non vuole confessionalizzare il mondo ma de-confessionalizzare la fede; 3) dalla ragione al sentimento che non è fine a sé stesso, è lo strumento per cogliere la meraviglia di Dio nel mondo, è la consapevolezza della propria incompletezza e vulnerabilità; 4) da una teologia dottrinale a una teologia poetica che si apre ad accogliere il senso che ci precede».
Per questo, ha concluso Gutoerrez, «la teologia poetica è una teologia contemplativa, che osa incantare il mondo. Non reifica il modo di vivere la fede. Questa teologia poetica trova l’incantesimo non ai margini della vita ma al centro della vita. Secondo Weber, “La rivoluzione protestante era nata dal mettere l’ascetismo nel mezzo del mondo”. Oggi la sfida del protestantesimo è come mettere la poetica al centro del mondo. Riusciremo a fare questo?».