Lasciarsi interrogare da Dio
Un giorno una parola – commento a Giobbe 9, 10
Egli fa cose grandi e imperscrutabili, meraviglie innumerevoli
Giobbe 9, 10
Noi sappiamo che colui che risuscitò il Signore Gesù risusciterà anche noi con Gesù e ci farà comparire con voi alla sua presenza
II Corinzi 4, 14
Chi cerca nel libro di Giobbe una spiegazione del male rimarrà probabilmente deluso. Giobbe non offre una risposta soddisfacente al male per l’uomo e per la donna di oggi.
Giobbe perde tutto e non riesce a trovarne una ragione. Sa di essere un uomo integro e si chiede: «Perché devo affrontare tutta questa sofferenza?». I suoi cosiddetti amici cercano di dargli una spiegazione. In un certo senso si mettono al posto di Dio, convinti di conoscere il motivo del suo dolore.
Succede spesso anche oggi: davanti ai problemi del mondo sentiamo il bisogno di trovare una spiegazione, come se potessimo comprendere sempre le ragioni per cui Dio permette certe cose. Quando però non riusciamo a trovarla, rischiamo di giudicare Dio sulla base dei limiti della nostra comprensione. E la conclusione è dietro l’angolo: Dio non esiste.
Per questo mi piace dire che Dio non è la risposta alle nostre domande; Dio è la domanda. È lui che mette in discussione noi, la nostra pretesa di poter misurare tutto con la nostra intelligenza. Questa prospettiva cambia profondamente il nostro rapporto con Dio: non siamo più noi a giudicare lui, ma siamo noi a lasciarci interrogare da lui.
Già nel capitolo 9, Giobbe comincia a intuire questa svolta, anche se il suo cuore non l’ha ancora pienamente accolta. Riconosce che Dio «compie cose grandi e imperscrutabili, meraviglie senza numero». Non ha ancora trovato una risposta al suo dolore, ma comincia a intravedere che la realtà di Dio è infinitamente più grande della sua capacità di comprenderla.
La vera grandezza di Dio consiste proprio in questo: egli continua ad agire in modi che spesso sfuggono alla nostra comprensione. Giobbe non trovò tutte le risposte alla sua sofferenza, ma imparò qualcosa di ancora più importante: la realtà non è limitata da ciò che lui riesce a spiegare.
La domanda che il testo rivolge anche a noi è questa: siamo abbastanza umili da smettere di dire come Dio dovrebbe comportarsi e da lasciarci, invece, interrogare da lui? Amen.