Una guerra mondiale “a pezzi”

A un anno dalla morte di papa Francesco

 

A un anno dalla morte di papa Francesco, la sua frase più attuale è forse quella pronunciata per la prima volta – e poi spesso ripetuta – nel 2014: «una terza guerra mondiale a pezzi». Era il 13 settembre di quell’anno e Francesco si trovava in un luogo della memoria, il Sacrario di Redipuglia in provincia di Gorizia, il più grande cimitero militare italiano in cui sono sepolti centomila soldati italiani morti nella Prima guerra mondiale. La guerra è una follia, disse, ed evocò il giudizio sulla «inutile strage» che papa Benedetto XV aveva rivolto ai capi di Stato delle potenze belligeranti il 1° agosto 1917, nel pieno del conflitto. E aggiunse: «Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni».

 

Ecco, oggi si può togliere quel “forse” e condividere appieno il suo giudizio: con crescente preoccupazione assistiamo al moltiplicarsi di una serie di guerre “locali” o “regionali”, distruzioni, massacri di civili, crimini contro l’umanità, disprezzo del diritto internazionale. La loro capillarità e durata in diverse aree del mondo, Europa compresa, si configura sempre più come una guerra globale. Che sia “a pezzi” non ci rassicura per niente: vedere un mondo alla deriva in preda a molti e caotici conflitti, e soprattutto antiche democrazie occidentali in preda a convulsioni autocratiche di leader prepotenti, ci fa disperare che si possano trovare soluzioni con la sola forza della diplomazia e del diritto internazionale. 

La guerra è una follia, distrugge tutto, anche ciò che si vuole difendere facendo ricorso alle armi, in guerra non c’è pietà né verità. Il messaggio costante di papa Francesco, accompagnato anche da ogni possibile sforzo dalla diplomazia vaticana, formale e informale, continua a essere espresso con grande fermezza anche dal suo successore Leone XIV, segno che la linea di Francesco ha lasciato un segno profondo.

 

Ma non è normale per chi si confessa cristiano, discepolo di Colui che ha detto ama il tuo nemico? No, non è normale, purtroppo. Non lo è stato in passato e non lo è oggi. In Oriente e in Occidente ci sono leader cristiani che – senza vergogna, senza senso del peccato e senza pentimento – benedicono guerre che considerano “giuste”, “inevitabili”, anche se “dolorose”.

Di papa Francesco un anno dopo, resta anche il costante e urgente invito a uscire dalle mura delle istituzioni ecclesiastiche per andare verso gli altri e nelle loro case e non aspettare che gli altri vengano da te e nelle tue case. Resta l’accettazione del dialogo e l’incontro anche con chi è diverso da te e ti contraddice, resta il far prevalere la misericordia invece del giudizio, la sostanza più della forma.

Francesco aveva un carattere molto “latino”, estroverso anche se a tratti timido, sorridente, che amava stare e apparire vicino invece che distante. Era insofferente per il protocollo imposto dal suo status, che lui si divertiva a sconvolgere con continue sorprese, anche con scorribande improvvise in chiese, parrocchie, strade, in case private, come quando andò a casa dell’anziana leader radicale Emma Bonino che ha fatto tante battaglie per il riconoscimento giuridico del divorzio e dell’interruzione di gravidanza. E soprattutto aveva un interesse vero e profondo per la persona che gli stava davanti e che guardava negli occhi cercando la sincerità e l’amicizia, anche al di là di culture e fedi.

 

Fu anche grazie a queste sue caratteristiche se la sua storica visita – appunto: “uscire dalle proprie mura e andare a trovare gli altri in casa loro” – alla Chiesa valdese, a Torino nel 2015, avvenne in un clima rilassato, informale e molto fraterno. Che culminò con la richiesta di perdono di papa Francesco da parte della sua chiesa per le sofferenze fatte subire ai valdesi: «Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!».

 

 

Da www.chiesavaldese.org

 

 

Foto di Pietro Romeo, il papa nel tempio valdese di Torino, giugno 2015