Al via il Progetto Edith Bruck: a scuola di coscienze critiche

 Il percorso formativo nato quattro anni fa con il nome “Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi!”, sostenuto dalle chiese battiste italiane, riprende il filo della memoria, del contrasto all’antisemitismo, fra storie personali e Storia collettiva

 

Educare alla memoria per comprendere il presente, contrastare l’antisemitismo e formare coscienze libere, critiche e consapevoli. Con questi obiettivi si è aperto ieri, alla Biblioteca del Senato della Repubblica, il Progetto Edith Bruck.

 

Nato quattro anni fa come “Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi!”, assume ora il nome di Edith Bruck, in omaggio alla scrittrice e testimone della Shoah. Bruck segue l’iniziativa fin dalle origini e ha voluto sostenerla con una importante donazione. Proprio Edith Bruck è la protagonista, in chiusura della giornata, della conversazione con Deborah D’Auria, trasmessa in video nella sala gremita.

La conversazione, estratta da una più ampia intervista realizzata dalla stessa D’Auria, spazia dal rapporto fra poesia e impegno civile, al ricordo di Nelo Risi e all’importanza dell’incontro tra generazioni per ricostruire parole e valori condivisi. Bruck parla del suo impegno per la Memoria a partire dalle opere “Chi ti ama così”, “Il pane perduto” e “Due stanze vuote”, ripercorrendo anche il suo impegno come giornalista e poetessa.

 

L’incontro inaugurale, rivolto a studenti, studentesse, insegnanti e partner del progetto, ha riunito Livia Ottolenghi, Alessandro Spanu, Gadi Luzzatto Voghera, Deborah D’Auria, Lior Inbar e Liliana Picciotto.

 

La mattinata ha incluso la lettura del messaggio inviato da Liliana Segre.

Si è parlato dell’attuale contesto in cui le giovani generazioni si trovano a vivere: un ambiente ostile, dove è sempre più faticoso esprimere liberamente i propri pensieri e le proprie identità.

 

Particolare attenzione è stata dedicata all’antisemitismo, fenomeno che può rimanere sommerso anche per timore di ritorsioni o per la difficoltà di parlarne apertamente. Per Ottolenghi, “un fenomeno sottoespresso e sottodimensionato”, che richiede un maggiore impegno. Impegno che passa anche dalla capacità di “avere dubbi, di voler approfondire lo scambio personale e la conoscenza, instaurando amicizie nuove, nel rispetto reciproco”.

 

Il lavoro sui testi e sui documenti ha quindi un “valore inestimabile” per costruire consapevolezza: formazione storica, confronto, relazioni personali sono strumenti essenziali per andare oltre le rappresentazioni superficiali, interrogare le parole e comprendere le dinamiche della discriminazione e delle reciproche accuse. Un impegno che, nel quadro della ripresa dell’antisemitismo, richiede rigore storico e capacità critica, senza sovrapporre fenomeni e contesti differenti.

 

Alessandro Spanu, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi), ha richiamato il valore della formazione delle coscienze individuali come strumento per contrastare ogni forma di totalitarismo.

Spanu ha fatto riferimento, a 80 anni dal voto alle donne, alla storia di Teresa Mattei, antifascista espulsa da scuola nel 1938 per il suo rifiuto delle leggi razziali. Aveva 17 anni. Successivamente protagonista della Resistenza, a lei anche dobbiamo l’articolo 3 della nostra Costituzione. Un articolo fondamentale sulla pari dignità di cittadini e cittadine, che indica inoltre come compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli a questa uguaglianza.

“Il percorso di Mattei ci aiuta a capire l’importanza di formare coscienze critiche anche di fronte ai rapporti di forza, alle ragioni degli stati e degli eserciti. Non è vero che nella storia conta solo chi è forte” ha detto Spanu. E ha ricordato uno dei principi che accomunano i battisti e le battiste, quello della “sovranità individuale”.

E citando un opuscolo del 1981 ha aggiunto: “I battisti e le battiste credono, sostengono e difendono la santità della personalità e gli inviolabili diritti dell’individuo”. Questo lo spirito, e una delle ragioni per cui l’Ucebi sostiene il progetto: “contribuire alla formazione delle coscienze individuali, per opporsi a chi impone degrado o disumanizzazione di un’altra persona. Attraverso la coscienza critica storicamente informata sui silenzi colpevoli e su chi coraggiosamente parlò, così l’Ucebi promuove questo percorso senza cedimento, senza reticenza – tanto più in questa epoca di risorgente antisemitismo – e senza mescolare i piani”.

 

Uno sguardo particolare è stato dedicato anche alla costruzione della memoria della Shoah.

Lior Inbar ha ricostruito la storia della Ghetto Fighters’ House, il museo fondato nel 1949 da sopravvissuti all’Olocausto. Tra i materiali mostrati nelle slide, una pagina del diario parigino di Miriam Novitch: “per illuminare il mondo bisogna bruciare se stessi […] ho un paio di scarpe e so dove andare”. Novitch attraversò l’Europa per recuperare e raccogliere documenti, fotografie e opere d’arte, tracce di una storia che rischiava di essere cancellata.

Liliana Picciotto, storica e ricercatrice della Fondazione Cdec, ha approfondito il ruolo della ricerca archivistica nel ricostruire le persecuzioni naziste e la Resistenza.

Gran parte dello sterminio, tra il 1941 e il 1945, si consumò nell’Europa orientale, in territori difficilmente accessibili, tra Polonia, Ucraina e Paesi baltici. La distruzione delle prove da parte dei nazisti e il successivo silenzio sulla specificità ebraica di molte vittime resero complesso documentare i crimini.

 

Picciotto ha sottolineato come nuove piste di ricerca possano aprirsi in modo inaspettato. Negli anni Ottanta, quando sulla storia di Auschwitz si sapeva ancora relativamente poco, l’accesso a Mosca a un fondo di documenti dell’Armata Rossa permise a un ricercatore francese di individuare i piani architettonici delle camere a gas. Allo stesso modo, le interviste a nonni e zii raccolte dalla Federazione giovanile ebraica, circa dieci anni dopo la Liberazione, inizialmente con carta e penna e in assenza di altri strumenti, contribuirono a far emergere storie familiari di partecipazione alla Resistenza.

E ancora, il fondo di circa 600.000 domande presentate alle commissioni istituite nel 1946 per il riconoscimento della partecipazione alla Resistenza. Documenti amministrativi conservati presso l’Archivio centrale dello Stato che oggi permettono di recuperare nomi, biografie e storie dimenticate di ebrei che si unirono alla lotta partigiana.

 

La ricerca è confluita anche nel percorso digitale “Vivere da Resistente. Immagini, documenti e voci raccontano trenta storie di coraggio e spirito di ribellione” consultabile sul sito Resistenti ebrei d’Italia, sezione del sito della Fondazione Cdec.

Le nuove tecnologie, inoltre, rendono possibile mettere in relazione archivi e fonti differenti, aprendo ulteriori prospettive di ricerca.

 

Nel pomeriggio, presso il Liceo ebraico Renzo Levi – scuola partner del progetto -, si sono svolti i primi workshop didattici rivolti a studenti, studentesse e insegnanti a cura di Raffaele Volpe, Lior Inbar e Deborah D’Auria.

 

Il programma 2026-2027

 

Il programma 2026-2027 proseguirà fino alla primavera con incontri di formazione, laboratori, visite a musei e luoghi della memoria e un seminario residenziale in Polonia, a Lublino (NN Theatre) e con tappe principali Łodz, Treblinka, Majdanek, Bełżec, Sobibór, Varsavia, Cracovia.

Tra i temi proposti nei prossimi mesi: l’Aktion Reinhardt e la Shoah per fucilazione, la propaganda come strumento di oppressione, la Polonia durante la Shoah, il racconto della memoria, l’esperienza dei militari italiani internati nei campi nazisti, le donne nella Resistenza e la Shoah dei bambini. Sono previsti anche un incontro con lo scrittore Erri De Luca e una restituzione conclusiva dei lavori degli studenti.

Il corso è riconosciuto per la formazione professionale degli insegnanti, ma è aperto a tutte le persone interessate.

 


Promotori, partner e finanziatori

 

Il Progetto Edith Bruck è promosso da Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) e Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI). Tra i finanziatori figurano inoltre Biblioteca Ostinata, Associazione Camis de Fonseca, TOLI, UCEBI – Otto per mille, Fondazione Ernesta Besso e Unione delle comunità ebraiche italiane (UCEI). Numerosi altri partner sostengono l’iniziativa, che al momento vede coinvolte Scuole di Ferrara, Priverno, Garbagnate Milanese/Arese, Roma, Pomezia, Cagliari, Monserrato.

 


 

Informazioni e programma completo: www.progettoedithbruck.it.

 

Qui la registrazione integrale del convegno di apertura: Progetto Edith Bruck. Miriam Novitch, Edith Bruck, Rita Rosani: tre donne, una memoria, una scelta. (19.10.2026)

 

Da Nev – Notizie Evangeliche

 

Da sinistra, Alessandro Spanu e Gadi Luzzatto Voghera. Foto UCEBI