La Pace comincia da noi

Un progetto di formazione  si è tenuto a Palermo il 15 ed il 16 ottobre, per interrogarsi su quali vie si possono intraprendere per insegnare alle generazioni più giovani e agli adulti di oggi, un modello differente di relazione con l’altro

 

“La PACE comincia da noi. Diversi, insieme, impariamo a conoscere l’altro e a costruire la pace”.

Questo è il titolo di un progetto di formazione che si è tenuto a Palermo il 15 ed il 16 ottobre. Il progetto nasce dalla volontà di interrogarsi su quali vie si possono intraprendere per insegnare alle generazioni più giovani e agli adulti di oggi, un modello differente di relazione con l’altro.

 

Risultato di una vera e propria collaborazione interterritoriale tra il Centro Evangelico di Cultura Giacomo Bonelli di Palermo, Aurora M. De Luca (psicologa clinica e dell’età evolutiva, già volontaria nonché formatrice per la Croce Rossa Italiana in psicologia dell’emergenza) di Roma e del pastore Giovanni Bernardini in servizio presso la Chiesa Evangelica Valdese e Metodista di Venezia che da tempo riflette sul tema della giustizia riparativa.

 

Sì è scelto  di lavorare innanzitutto sulle emozioni, i sentimenti che sono parte integrante del nostro essere umani,  ciò che ,in maniera più o meno cosciente guida le nostre azioni e i nostri pensieri… e, come spesso  le situazioni di conflitto insorgono e si protraggono a causa del mancato riconoscimento di questi stati d’animo. Le emozioni sono innate, la loro presenza in ognuna ed ognuno di noi è innegabile e soprattutto, è impossibile (salvo gravi patologie cliniche) non provare emozioni, e allora bisogna anche imparare a riconoscerle, nominarle e canalizzarle attraverso un dialogo con l’altro che non generi un’opposizione (io contro te) ma che includa l’altro nella “decifrazione” di ciò che ha portato al conflitto (es.: “io sono arrabbiato perché…”; meglio dire: “io sto male perché questo gesto ha generato in me dispiacere”).

 

Come ha spiegato la dottoressa De Luca, «dobbiamo pensare alla pace come pratica quotidiana, come competenza relazionale e come responsabilità condivisa. Perché la pace non è un’idea astratta, è una necessità concreta. È ciò che permette ai bambini di crescere senza paura, ai giovani di immaginare un futuro diverso, alle famiglie di respirare. Le storie positive funzionano come modelli identificativi alternativi. Permettono alle persone di immaginare un sé diverso da quello imposto dal contesto. La pace cresce quando le narrazioni di resilienza diventano patrimonio collettivo».

 

E non è troppo presto o troppo tardi per imparare questo metodo; infatti, questa due giorni palermitana ha visto un laboratorio didattico sia sulla decifrazione delle emozioni, sia sui mattoncini  che permettano di costruire ” il Ponte della Pace” ,per le classi quarta e quinta della scuola primaria del Centro Diaconale La Noce – Istituto Valdese; e una conferenza e dibattito conclusivo presso Chiesa Metodista e Valdese di Palermo Noce (quest’ultima è già possibile vederla sulla pagina ufficiale di YouTube del Centro culturale Bonelli).