La Bibbia e le donne, vent’anni dopo

Ventuno volumi in quattro lingue, trecento studiose, vent’anni di ricerca

 

Ventuno volumi, quattro lingue

Martedì 20 ottobre, nella chiesa luterana nel centro di Vienna, si presenta la conclusione di «La Bibbia e le donne».

Si tratta di un’enciclopedia di esegesi, storia e cultura in ventuno volumi, pubblicata in italiano, tedesco, inglese e spagnolo.

Vi hanno lavorato circa trecento studiose, e qualche studioso, da quindici Paesi. Ogni volume è stato curato da due persone di confessioni, religioni o aree linguistiche diverse: cattoliche, protestanti, ortodosse, ebree.

A guidare la serata, organizzata insieme all’Università di Vienna, sarà la vescova luterana Cornelia Richter.

 

Un’idea nata tra Graz e Napoli

Il progetto è nato nel 2006 dall’incontro tra due donne che allora guidavano la Società europea delle donne per la ricerca teologica (ESWTR): la biblista austriaca Irmtraud Fischer, dell’Università di Graz, e la storica napoletana Adriana Valerio.

In Italia la collana esce presso l’editrice Il Pozzo di Giacobbe.

Da quell’incontro, nato attorno la domanda su come avessero letto la Bibbia le donne, lungo tutta la storia ebraica e cristiana, il progetto si è sviluppato fino ad oggi.

 

Con un crescendo di domande: come la Bibbia, o meglio chi la interpretava, ha raccontato le donne? Quale è stato il loro ruolo nella lettura ed esegesi del testo biblico?

Per secoli quella storia è rimasta, come ha scritto Valerio, «relegata nell’ombra».

 

Lettrici, predicatrici, commentatrici

I volumi ricostruiscono quindi una presenza che i manuali avevano ignorato o, più generalmente, ridotto alla marginalità.

Dal ruolo delle badesse e mistiche medievali che commentavano la Scrittura, alle donne della Riforma che la leggevano nella propria lingua.

 

Nell’Ottocento, poi, la comparsa delle predicatrici metodiste, le diaconesse tedesche, le monache ortodosse russe, le donne ebree al Congresso delle religioni di Chicago del 1893.

Il volume sull’Ottocento mostra anche una differenza tra confessioni.

Le donne cattoliche coltivavano soprattutto un rapporto spirituale con il testo. Le protestanti, invece, usavano la Bibbia per predicare e per il lavoro pastorale.

 

La Bibbia nella lingua di tutti

C’è un filo luterano che attraversa questa storia. Quando nel 1522 Lutero pubblicò il Nuovo Testamento in tedesco, la Scrittura uscì dal latino dei chierici ed entrò nelle case.

La lessero anche persone che non avevano mai studiato teologia: artigiani, madri di famiglia, ragazze.

 

Un anno dopo, nel 1523, una nobildonna bavarese, Argula von Grumbach, scrisse all’Università di Ingolstadt per difendere un giovane studente costretto a ritrattare le sue idee evangeliche.

Non aveva titoli accademici ma aveva avuto accesso alla Bibbia, e la citava. Quelle lettere fecero di lei una delle prime scrittrici della Riforma.

Il sacerdozio universale dei credenti, uno dei principi della Riforma, conteneva già una promessa che le chiese hanno impiegato secoli a mantenere: la Parola non appartiene a una casta.

 

Una lettura che riguarda tutti

Nel dicembre 2025 in un convegno internazionale a Napoli sono stati presentati i primi risultati del progetto.

Ventuno volumi dicono che le donne hanno sempre letto, commentato e annunciato la Scrittura. Per secoli, semplicemente, nessuno ne ha preso nota.

 

Da Chiesa luterana in Italia

 

Leggi anche:

 

La Bibbia e le donne. Un progetto, una scommessa

 

 

 

Napoli ospita il convegno internazionale “La Bibbia e le Donne”