Internazionalismo come virtù cristiana
L’incontro congiunto delle commissioni e dei gruppi di riferimento del Consiglio ecumenico delle chiese che si occupano delle tematiche relative a “Vita, Giustizia e Pace”
Pubblicato il documento finale della conferenza promossa, fra gli altri, dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) a Chiang Mai, in Thailandia. Intitolato “Appello all’azione profetica per la vita, la giustizia e la pace”, il documento nasce dall’incontro ospitato dalla Christian Conference of Asia e dalla Chiesa di Cristo in Thailandia dal 4 al 9 ottobre. Dall’Italia, era presente il pastore Sergio Manna.
“L’incontro ha tratto ispirazione dall’impegno dei cristiani asiatici a incontrare, dialogare e armonizzarsi con persone di altre fedi, la società civile, le autorità governative e il resto della creazione, cercando una vita comune e una testimonianza insieme in mezzo alla diversità di fede e cultura” si legge sul sito del CEC. Fra i messaggi emersi in questo documento conclusivo:
“Ci siamo incontrati in un periodo di policrisi”.
“La creazione è sofferenza, e chi ha causato meno danni soffre prima e di più”.
Le nuove tecnologie portano “sia promesse che pericoli”.
“In questi giorni, ci siamo chiesto quali voci mancavano o fossero escluse dalla nostra memoria dell’etica sociale ecumenica” si legge ancora nel testo. “Riconosciamo con particolare allarme gli echi distinti tra il contesto della Conferenza di Oxford su Stato e Società della Chiesa del 1937 e la nostra attuale situazione globale”
Il messaggio sottolinea come la risposta delle chiese nel 1937 fu quella di cercare un’unità sempre più stretta. “Pur notando le somiglianze delle circostanze storiche e l’importanza e applicabilità continua dei principi etici cristiani sviluppati in quei tempi, siamo anche acutamente consapevoli delle grandi lacune in questa storia e nelle nostre attuali risposte etiche. […] Rifugiati, migranti e altre persone in movimento affrontano riemergenti xenofobia e discriminazione, e la risposta etica alla loro situazione rimane inadeguata, ancor di più in questi tempi di nazionalismo populista e isolazionista”.
L’invito è a una risposta locale e globale:
“Comprendiamo che dobbiamo lavorare per garantire la resilienza del movimento ecumenico mentre i movimenti nazionalisti antagonisti alla nostra visione si propagano e rivendicano autenticità cristiana per le loro agende. Dobbiamo assicurarci di stare al fianco di strutture internazionali assediate, anche mentre aiutiamo a reimmaginarle, e rimanere forti nel sostenere il vero internazionalismo come virtù cristiana”.
Qui, in traduzione italiana: Documento finale Chiang Mai