Medici e CPR, Ciuffreda: «Tutelare i fragili è un obbligo»

Le riflessioni di Libero Ciuffreda, medico oncologo e consigliere della Federazione delle chiese evangeliche in Italia: «rivendichiamo la netta distinzione tra funzione sanitaria e funzione di sicurezza pubblica che compete alle Forze dell’Ordine»

 

Sono 23 i medici destinatari dei decreti di perquisizione personale, locale e informatica eseguiti martedì 16 settembre dalla Procura di Ravenna. L’autorità giudiziaria avrebbe avviato l’inchiesta su presunte certificazioni mediche false, redatte per impedire l’invio di cittadini stranieri irregolari nei CPR (Centri di permanenza per i rimpatri). Tra le persone sottoposte a controllo nel corso di quest’ultima operazione, una risulta iscritta nel registro degli indagati.

 

L’inchiesta, estesa ai professionisti di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese, si inserisce nell’ampliamento di un’indagine partita a inizio anno dal reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. All’epoca, gli accertamenti erano scattati a carico di otto medici, tre dei quali poi sospesi, indagati per falso e interruzione di pubblico servizio in relazione a 34 certificati considerati falsi e finalizzati a impedire il trattenimento nei CPR.

 

Il Tavolo asilo e immigrazione (TAI) – a cui aderisce anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) – ha espresso solidarietà ai medici sottoposti a perquisizione con un comunicato congiunto in cui si ricorda che, così come ribadito dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici Filippo Anelli, “i sanitari non sono ausiliari delle politiche di sicurezza: il loro dovere è tutelare la salute delle persone in qualunque contesto, come prevede il codice deontologico”.

Di seguito condividiamo una riflessione di Libero Ciuffreda, medico oncologo e consigliere della FCEI.

 


 

Fare il medico non significa occuparsi soltanto della prescrizione di una terapia o di un accertamento diagnostico, immaginandolo come un automa, che non vede e non sente ciò che il paziente sta vivendo in quel momento o in quale contesto si trova.

Svolgere la professione medica secondo scienza e coscienza impone di prenderci cura delle persone, che non si riduce ad una distaccata prestazione professionale.

Visitare una persona significa occuparsi della globalità dei suoi bisogni: fisici, psicologici, spirituali, sociali.

 

La celebre poesia di Paul Valéry “Curare è anche una politica” invita a riflettere sul valore della cura come attenzione alla vita. Curare è anche una scelta etica e civile profonda, un modo di stare con le persone al di là delle loro condizioni sociali, della loro fede, del colore della loro pelle, del Paese di origine.

L’attività che si svolge prendendosi cura delle persone deve unire alla precisione scientifica rigorosa, la delicatezza e una costante attenzione ai minimi sintomi e ai minimi segni, rendendo la cura una sorta di opera d’arte (ars medica appunto), un poema (mai scritto) che la sollecitudine dell’intelligenza e della compassione compongono.

 

Ecco perché come medico, appartenente alla Chiesa Valdese e alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, esprimo solidarietà ai colleghi che risultano indagati dalla Procura della Repubblica di Ravenna, accusati di avere certificato il falso per impedire il rimpatrio di persone migranti trattenute nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).

Le persone visitate nei CPR nazionali, così come più volte segnalato da più Enti ed Organizzazioni (è il caso del Tavolo Asilo e Immigrazione) vivono (questa è vita?) in condizioni con gravi conseguenze sulla loro salute fisica e mentale.

 

I CPR sono luoghi in cui il diritto alla salute è sistematicamente compromesso e rappresentano un sistema patogeno, dove le persone si ammalano, ove si registrano gravissimi episodi di autolesionismo (amputazioni, fratture, ferite…) e numerosi suicidi.

I medici devono essere liberi di svolgere la propria professione senza condizionamenti, curando e tutelando la salute di ogni persona trattenuta nei CPR.

 

La valutazione clinica deve riguardare lo stato di salute delle persone e non costituire un atto autorizzativo al loro trasferimento: rivendichiamo la netta distinzione tra funzione sanitaria e funzione di sicurezza pubblica che compete alle Forze dell’Ordine.

La tutela dei soggetti fragili è obbligo deontologico e costituzionale. L’articolo 32 del Codice di Deontologia Medica impone al medico di tutelare le persone in condizioni di vulnerabilità o fragilità quando ritiene che l’ambiente in cui vivono non sia idoneo a proteggere la loro salute, dignità e qualità della vita… a prescindere dal loro status giuridico.