Solidarietà al rabbino aggredito a Milano

Le chiese protestanti del capoluogo lombardo e il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia manifestano vicinanza alla comunità ebraica

 

«I Consigli di chiesa e i Concistori delle Chiese protestanti di Milano esprimono la loro solidarietà a Rav Tzemach Mizrachi, rabbino della Comunità ebraica milanese, aggredito il 16 settembre in piazzale Bande Nere, e manifestano la propria vicinanza alla sua famiglia e all’intera Comunità ebraica di Milano».

Apre così la lettera di solidarietà dei presidenti dei Consigli di chiesa e Concistori delle chiese protestanti di Milano  riuniti nei “Consigli congiunti della città di Milano”, inviata al rabbinato e alla Comunità ebraica di Milano in occasione dell’atto di violenza nei confronti del rabbino Tzemach Mizrachi.

 

Il giudice per il giudizio direttissimo del Tribunale di Milano ha convalidato l’arresto del ventenne coinvolto nell’aggressione subita dall’uomo mercoledì 17 settembre.

In sede di convalida dell’arresto del ragazzo coinvolto, la giudice ha rilevato che non si è trattato di un vero e proprio pestaggio continuato. La difesa degli indagati ha sostenuto l’ipotesi di uno “scherzo” degenerato o di una reazione al fatto che il rabbino li stesse riprendendo con lo smartphone.

 

Il giovane arrestato è stato rimesso in libertà dal GIP, che ha ritenuto sufficiente l’obbligo di firma due volte a settimana anziché il carcere. Gli altri due giovani coinvolti rimangono indagati a piede libero. Nonostante l’alleggerimento della dinamica fisica, la Questura ha comunque applicato misure severe disponendo il foglio di via da Milano per tutti e tre i ragazzi. Resta fermo il reato di lesioni con la contestazione della Procura per discriminazione etnica e religiosa (antisemitismo). 

 

«Come Chiese protestanti riconosciamo nella libertà di coscienza e di religione un bene indivisibile: quando viene ferita la libertà di una persona di vivere apertamente la propria fede, è la libertà di tutti e tutte a essere colpita.

Respingiamo perciò con fermezza ogni forma di odio e di discriminazione religiosa. Allo stesso tempo riaffermiamo che anche sulle questioni più dolorose del nostro tempo è possibile discutere, dissentire e confrontarsi senza trasformare persone o comunità religiose nel bersaglio della propria rabbia.

Le nostre Chiese intendono continuare a custodire il dialogo e l’amicizia con la Comunità ebraica milanese e a contribuire alla costruzione di una città nella quale ciascuno e ciascuna possa vivere e testimoniare liberamente la propria fede».

 

I Consigli di chiesa e i Concistori delle Chiese protestanti di Milano

Per la Chiesa Evangelica Valdese di Milano: Raffaella Gay, Presidente del Concistoro

Per la Chiesa Evangelica Metodista di Milano: Barbara Grill, Presidente del Consiglio di Chiesa

Per la Chiesa Evangelica Battista di via Pinamonte a Milano: Isabella Mica, Presidente del Consiglio di Chiesa.

Per la Chiesa Evangelica Battista di via Jacopino a Milano: Simone Fuligno, rappresentante legale

Per la Chiesa Cristiana Protestante di Milano: Alfredo Talenti, Presidente del Consiglio di Chiesa

 

L’agenzia stampa Nev – Notizie Evangeliche riporta le parole del pastore Daniele Garrone, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia: «È l’ennesimo caso di antisemitismo, verbale come avviene sui media o agito, come in questo caso, che infanga il nostro paese – ha dichiarato il presidente Garrone -. Il rapporto sull’antisemitismo curato dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) mostra la crescente diffusione dell’antisemitismo nel nostro paese: nel 2025 i casi registrati sono stati 963, di cui 643 in rete e 320 accaduti materialmente. Nel 2024 i casi erano stati 877, mentre nel 2023 erano 453 e nel 2022 241.

 

È dunque in atto una crescita preoccupante dell’ostilità antiebraica nel nostro paese.
Nell’esprimere solidarietà agli ebrei italiani, siamo consapevoli che la lotta contro l’antisemitismo richiede innanzitutto un costante impegno sul piano culturale, dove siano in primo piano la conoscenza della storia, la decostruzione di pregiudizi e stereotipi, il superamento dell’ignoranza e il contrasto all’indifferenza o alla sottovalutazione di quanto sta accadendo intorno a noi.

È un compito arduo nel tempo di una comunicazione fatta in gran parte di esternazioni viscerali e di contrapposizioni drastiche e risolute, ma quanto mai urgente, a cui siamo chiamati come cittadini e cittadine e come credenti».

 

Anche il pastore battista Ivano De Gasperis ha espresso solidarietà alla comunità ebraica, pubblicando sul suo profilo Facebook un messaggio nel quale si legge, fra l’altro: «Quanto accaduto richiama tutti noi alla necessità di opporci con fermezza all’antisemitismo e a ogni discriminazione religiosa.

Per questo oggi ho deciso di uscire per le strade di Milano indossando anch’io la kippah. Un piccolo gesto di vicinanza, che mi ha fatto sperimentare quasi immediatamente sguardi tutt’altro che amichevoli, attenzioni e qualche frase non gradita. E mi ha ricordato quanto sia prezioso poter camminare per la propria città senza dover nascondere ciò che si è o la fede alla quale si appartiene.

 

Come cristiano e come pastore battista sento particolarmente forte l’eredità di Martin Luther King Jr., che si oppose esplicitamente all’antisemitismo definendolo «immorale e autodistruttivo». La lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione riguarda tutti noi.

Oggi la mia kippah vuole dire semplicemente questo: se un ebreo non è libero di portarla per le strade di Milano senza dover essere insultato o aggredito, quella ferita riguarda anche me e riguarda tutti e tutte noi».