Giornata internazionale delle donne indigene
L’impegno dell’Iglesia valdense del Rio de la Plata
Il 5 settembre cade la Giornata internazionale delle donne indigene. La data commemora la morte di Bartolina Sisa, eroina e rivoluzionaria boliviana di etnia aymara. Nel XVIII secolo guidò la resistenza indigena contro l’Impero spagnolo e fu giustiziata il 5 settembre 1782 a La Paz. La ricorrenza è nata nel 1983 in Bolivia, durante il Secondo Incontro delle Organizzazioni e dei Movimenti delle Americhe
Questa data ci invita a riconoscere, valorizzare e mettere in luce la lotta storica e il ruolo delle donne indigene nella difesa dei loro territori, culture e diritti.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente istituito la giornata a livello globale nell’ottobre del 2025, celebrandola per la prima volta nel settembre del 2026.
Negli ultimi tre secoli, le donne indigene dell’America Latina hanno sviluppato diverse forme di resistenza, combinando la lotta politica con la preservazione culturale. La loro resistenza è stata sia attiva e visibile, sia sottile e quotidiana.
Proprio il 5 settembre, a Villa Río Bermejito nel nord dell’Argentina, si è svolto l’ Incontro delle Donne Indigene all’insegna del motto “La nostra voce, la nostra identità, la nostra forza “. L’evento, organizzato da CONDUDII Consiglio dell’Unità delle Chiese Indigene ha riunito persone provenienti da diverse comunità per condividere un momento di dialogo, riflessione e rafforzamento dell’identità, della cultura e del sapere ancestrale.
Una delegazione della Chiesa evangelica valdese del Río de la Plata ha partecipato a questa esperienza che, attraverso conversazioni, canti, balli, attività artigianali, cibo, mate (una bevanda tradizionale sudamericana a base di infusi) e riflessioni, si è rivelata un’opportunità per ascoltare, imparare ed essere stimolati da diverse prospettive sulla vita, la comunità e la fede. Il viaggio ha incluso anche una visita a El Colchón, dove la Chiesa valdese offre da molti anni accompagnamento spirituale, momenti di riflessione e formazione teologico-biblica alla comunità di Qom. María Laura Tolú, delegata valdese al CONDUDII, sottolinea: «Ascoltare voci diverse in lingue diverse, tutte unite dalla stessa fede, ci ha toccato profondamente. Abbiamo condiviso bellissime conversazioni all’ombra di carrubi e quebracho, profumati dal profumo di settembre nella regione del Chaco. Un luogo davvero magico. Ringrazio Dio per coloro che osano intraprendere questa avventura di vivere una fede interculturale che si impegna nel dialogo con cuore aperto e fiducia nella guida del Signore».
Per Melina Wagner, coordinatrice territoriale in Argentina del segretariato esecutivo della Diaconia valdese, i giorni trascorsi insieme sono stati un’opportunità per comprendere altri modi di relazionarsi gli uni con gli altri: «Ci sono stati momenti in cui eravamo stranieri in quelle terre di polvere, vento e profumi della natura; ma siamo anche uguali. Ci conosciamo e ci riconosciamo affinché possiamo continuare a costruire insieme un mondo per tutti, con accesso alla terra e a una vita buona e abbondante; nel rispetto delle tradizioni, dei costumi e delle diverse culture. La fede in Dio è la stessa».
Nelle parole di Rebeca Huanto, teologa Aymara: «Questo incontro è stato molto più di un semplice viaggio; ci ha ricordato perché questi spazi siano così necessari. Abbiamo vissuto un’esperienza molto intensa: donne che parlavano nella loro lingua, le loro danze, i loro manufatti realizzati con i materiali della foresta, il cibo cucinato sul focolare e la saggezza dell’anziana che incoraggiava le giovani. È cultura viva, che resiste e viene tramandata. E abbiamo anche ascoltato dure realtà, come il discorso del medico sull’adolescenza nelle comunità indigene, che ci ha mostrato che questi incontri non sono solo folklore; sono spazi di cura, denuncia e speranza».