Estate torrida, fiumi del Piemonte in crisi
Numerosi problemi legati alla carenza di precipitazioni e di acqua
Estate torrida, piogge quasi a zero. L’agricoltura va in crisi; colture come il mais, che ha bisogno di molta acqua, sono in ginocchio: basta uno sguardo appena attento alla pianura. Dove si può irrigare i campi sono verdi, dove l’acqua non arriva gli scheletri delle piante sono ormai ingialliti e senza pannocchie.
Ma anche la frutticoltura e le ortive sono in difficoltà.
Confagricoltura Piemonte chiede «di attivare gli strumenti previsti per la calamità naturale e, contemporaneamente, sollecita una risposta strutturale sul fronte delle infrastrutture e della gestione dell’acqua. Occorre un intervento straordinario e una forte iniziativa nei confronti del Governo». Occorre aumentare la capacità di accumulo, realizzare gli invasi necessari, ammodernare e interconnettere le reti e utilizzare meglio ogni risorsa disponibile».
Ma una stagione caldissima e priva di precipitazioni causa anzitutto problemi nei torrenti e in ultima analisi anche all’acqua per uso idropotabile.
Per quanto riguarda l’asta del Pellice gli scorsi anni hanno visto un grande investimento all’altezza del ponte di Bibiana: l’acqua viene ripartita più razionalmente evitando sprechi, in determinate aree è cambiato anche il sistema di irrigazione evitando la dispersiva a scorrimento preferendo quella a goccia.
Ma non tutti erano pronti.
«Da Campiglione Fenile – spiega Marco Baltieri, storica voce dell’Ataai che da tempo si occupa della tutela delle acque – è arrivata una richiesta di deroga poi accettata dalla Città Metropolitana, ma si è trattato di un palliativo vista l’enorme scarsità di acqua a disposizione».
Non è certo la prima volta che il sistema va in crisi; spesso nevica poco d’inverno o tardivamente non dando la possibilità alla neve di assestarsi e ghiacciare. Se, come quest’anno, il gran caldo arriva già a metà maggio in montagna si scioglie tutto azzerando le riserve.
«Almeno dal ’22 la crisi è sempre più evidente – prosegue Baltieri –; bisogna cominciare a pensare al futuro, cambiare metodo di irrigazione, cambiare le coltivazioni. Non bisogna colpevolizzare l’agricoltura ma pensare a progetti funzionali. Si parla di bacini di accumulo a livello di valle (si parla del Chiamogna) ma bisogna anche chiedersi: ci saranno precipitazioni sufficienti a riempire gli invasi?».
Ma se l’agricoltura è in crisi il tema deve anche spostarsi sull’uso umano e potabile.
«Le acque superficiali sono di pessima qualità – aggiunge Baltieri –: il depuratore di valle non è ancora collegato a Torre, Villar e Bobbio Pellice. Tanto più in situazioni di siccità l’asta fluviale va in crisi; anche il Chisone è in difficoltà, forse persino peggio. Le alghe si presentano sempre più fitte e precoci. La temperatura delle acqua è costantemente in aumento, mettendo a dura prova la fauna ittica: sopra i 20 gradi le trote si ammalano e muoiono e quest’anno siamo arrivati a 25°!».
Ci saranno problemi anche per l’acqua potabile?
«La scarsità c’è, Smat potabilizza l’acqua del Po che a sua volta è in crisi di portata. L’invito a non usare l’acqua potabile per bagnare i fiori o gli orti è molto d’immagine ma nel concreto impatta relativamente poco. Le istituzioni e chi lavora tecnicamente sul tema devono impegnarsi di più».