Rivolgere lo sguardo a Dio
Un giorno una parola – commento a Salmo 141, 8
A te sono rivolti i miei occhi, o Dio, Signore; in te mi rifugio, non abbandonare l’anima mia
Salmo 141, 8
«O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?». Ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo
I Corinzi 5, 55; 57
Dove si posano i nostri occhi quando abbiamo paura? Quando qualcosa ci preoccupa, quando non sappiamo quale strada prendere, quando le certezze sembrano venir meno, cerchiamo naturalmente qualcosa a cui aggrapparci. Il salmista, invece, dice: «A te sono rivolti i miei occhi».
È un’immagine semplice e potente. Gli occhi cercano qualcuno, uno sguardo nel quale trovare sicurezza. Rivolgerli verso Dio è già un gesto di fiducia: significa riconoscere che, anche quando non vediamo una via d’uscita, c’è qualcuno al quale possiamo affidare ciò che stiamo vivendo. Non significa che il salmista abbia tutte le risposte o che il pericolo sia scomparso. Al contrario, la sua preghiera contiene una richiesta molto concreta: «Non abbandonare l’anima mia». La fiducia, dunque, non cancella il bisogno e non nasconde la paura: le porta davanti a Dio, con la libertà di chi può dire anche ciò che fa fatica a pronunciare.
La fede non è l’assenza di paura. A volte è proprio la possibilità di attraversare la paura sapendo verso chi rivolgere lo sguardo. Il salmista non nega ciò che sta vivendo: lo porta davanti a Dio. E nel farlo scopre che può avere un rifugio anche mentre la tempesta è ancora in corso.
Forse anche noi conosciamo momenti nei quali vorremmo avere davanti una strada chiara, una soluzione, una risposta. Ma non sempre ci vengono date subito. Possiamo però scegliere dove posare gli occhi.
Oggi, qualunque cosa ci attenda, possiamo rivolgere lo sguardo a Dio. Non perché tutto sarà necessariamente facile, ma perché non siamo sole nell’attraversarlo. In lui possiamo trovare un rifugio che non ci chiede di essere forti, ma ci permette di sentirci custodite. Amen.